Tutta la corte ne è disconsolata,
Perché ci manca il conte Orlando ancora,
Qual la tenea gradita e nominata
Con sua virtù che tutto il mondo onora;
E giuro a Dio, se solo una fiata
Vedessi Orlando, e poi senza dimora
Io fossi morto, e' non me incresceria,
Ché io l'amo assai più che la vita mia. -
Quando la dama a tal parlare intese
De il cavallier la voglia e il gran talento,
A lui rispose: - Tanto sei cortese,
Che il mio tacer serebbe un mancamento;
Onde io destino de aprirte palese
Quel che tu brami, e di farti contento:
Ranaldo e Orlando insieme con gran pena
Sono in battaglia alla selva de Ardena. -
Quando Oliviero intese quel parlare
Ne la sua vita mai fu così lieto,
E presto il corse in campo a divulgare.
Or vi so dir che alcun non stava queto.
Re Carlo in fretta prese a cavalcare;
Chi gli passa davante e chi vien drieto.
Ma lui tien seco la dama soprana,
Che lo conduca a ponto alla fontana.
E così andando intese la cagione
Che avea condutti entrambi a tal furore.
Molto se meraviglia il re Carlone,
Che il conte Orlando sia preso de amore,
Perché il teneva in altra opinïone;
Ma ben Ranaldo stima anco peggiore
Che non dice la dama, in ciascuno atto,
Perché più volte l'ha provato in fatto.
Così parlando intrarno alla foresta,
Dico de Ardena, che è d'arbori ombrosa;
Chi cerca quella parte e chi per questa
De la fontana che è al bosco nascosa.
Ma così andando odirno la tempesta
De la crudel battaglia e furïosa;
Suonano intorno i colpi e l'arme isparte,
Come profondi il celo in quella parte.
Ciascun verso il romore a correr prese,
Chi qua chi là, non già per un camino;
Primo che ogni altro vi gionse il Danese,
Dopo lui Salamone, e poi Turpino;
Ma non però spartirno le contese,
Ché non ardisce il grande o il piccolino
De entrar tra i duo baroni alla sicura:
Di que' gran colpi ha ciascadun paura.
Ma come gionse Carlo imperatore,
Ciascun se trasse adietro di presente;
E benché egli abbian sì focoso il core,
Che de altrui poco curano o nïente,
Pur portavano a lui cotanto onore,
Che se trassero adietro incontinente.
Il bon re Carlo con benigna faccia,
Quasi piangendo, or questo or quello abraccia.
Intorno a loro in cerchio è ogni barone,
E tutti gli confortano a far pace,
Trovando a ciò diverse e più ragione,
Secondo che a ciascuno a parlar piace.
E similmente ancora il re Carlone
Or con losinghe or con parole audace
Tal volta prega e tal volta comanda,
Che quella pace sia fatta di banda.
La pace serìa fatta incontinente,
Ma ciascadun vôl la dama per sé,
E senza questo vi giova nïente
Pregar de amici e comandar del re.
Or de qua si partia nascosamente
La damisella, e non so dir perché,
Se forse l'odio che a Ranaldo porta
A star presente a lui la disconforta.
Il conte Orlando la prese a seguire,
Come la vidde quindi dipartita;
Né il pro' Ranaldo si stette a dormire,
Ma tenne dietro ad essa alla polita.
Gli altri, temendo quel che può avenire,
Con Carlo insieme ogniom l'ebbe seguita
Per trovarsi mezani alla baruffa,
Se ancor la questïon tra lor se azuffa.