Il giovanetto, che il vide venire,
Ben prestamente l'ebbe cognosciuto;
Lui non era di quelli, a non mentire,
Che scordasse il servigio recevuto,
Dicendo: - Ancor ch'io dovessi morire,
In ogni modo io gli vo' dare aiuto.
Costui mi prestò l'arme e il bon ronzone:
Non lo aiutando, ben serìa fellone. -

Ed Atalante ben cridava assai
Per distorlo da ciò che avea pensato,
Dicendo: - Ahimè, filiol, dove ne vai?
Or non cognosci che sei disarmato?
Se ben giongi tra loro, e che farai?
Lor pur lo impicaranno a tuo mal grato.
Tu non hai lancia né brando né scudo:
Credi tu aver vittoria, essendo ignudo? -

Il giovanetto a ciò non attendia,
Ma via correndo fu gionto nel piano,
E, perché alcun sospetto non avia,
Tolse una lancia a un cavallier di mano.
Avea Grifaldo molti in compagnia,
Ma non gli stima il giovane soprano,
L'uno occidendo e l'altro trabuccando;
E da quei morti tolse un scudo e un brando.

Come ebbe il brando in mano, ora pensati
Se egli mena da ballo il giovanetto;
Non fôrno altri giamai sì dissipati:
Chi fesso ha il capo, e chi le spalle e il petto.
Grifaldo e' duo compagni eran campati,
Ma treman come foglia, vi prometto,
Veggendo far tal colpi al damigello,
Il qual ben presto desligò Brunello.

Ora Grifaldo ritornò piangendo
Al re Agramante e non sapea che dire,
Ma per vergogna, sì come io comprendo,
Non se curava ponto de morire.
Ma maravigliosse il re questo intendendo
Ed in persona volse al campo gire,
Ché a lui par cosa troppo istrana e nova
Avendo fatto un giovane tal prova.

Ma quando vidde e colpi smisurati,
Per meraviglia se sbigotì quasi,
Perché tutti in duo pezzi eran tagliati
Quei cavallier che al campo eran rimasi;
Poi sorridendo disse: - Ora restati
Ne la malora qua, giotton malvasi,
Ché, se Macon me aiuti, io do nïente
De aver perduta così fatta gente. -

Come Brunello ha visto il re Agramante,
In ogni modo via volea scampare;
Ma Rugier l'avea preso in quello istante,
Dicendo: - Converrai mia voglia fare,
Ch'io vo' condurti a quel segnore avante.
E ad esso e agli altri aperto dimostrare,
Che fan contra a ragione e loro avisi,
Perché io fui quel che Bardulasto occisi. -

E, questo ditto, se ne venne al re
Pur con Brunello, e fosse ingenocchiato
- Segnor, - dicendo - io non so già perché
Fosse costui alla forca mandato;
Ma ben vi dico che sopra di me
La colpa toglio e tutto quel peccato,
Se peccato se appella alla contesa
Occidere il nemico in sua diffesa.

Da Bardulasto fui prima ferito
A tradimento, ché io non mi guardava,
Ed essendo da poscia lui fuggito,
Io qua lo occisi, e ben lo meritava;
E se egli è quivi alcun cotanto ardito
(Eccetto il re, o se altri lui ne cava)
Qual voglia ciò con l'arme sostenere,
Io vo' provar ch'io feci il mio dovere. -

Parlando in tal maniera il damigello,
Ciascun lo riguardava con stupore,
Dicendo l'uno a l'altro: - È costui quello,
Che acquistar debbe al mondo tale onore?
E veramente ad un cotanto bello
Convien meritamente alto valore,
Perché lo ardir, la forza e gentilezza
Più grata è assai ne l'om che ha tal bellezza. -