Vero è che non han ferro in sua provenza,
Ma tutti portano ossa de dragoni
Tagliente e acute, e non vedresti un senza;
Per elmi in capo han teste de leoni,
Sì che a mirarli è strana appariscenza.
In Francia periran questi poltroni;
Tutti han scoperte le gambe e le braccia;
Un sol non vi è, che assembri uno omo in faccia.
Bucifaro il suo re fu nominato,
Qual di prodezza è tra' baroni il terzo.
Il re di Normandia gli viene a lato,
Forte ed ardito, e nome ha Baliverzo;
Ma il popol che ha condotto è sciagurato,
Qual sordo, quale è zoppo e quale è guerzo:
Gente non fu giamai cotanto istrana;
Poi vien Brunello, il re de Tingitana.
Più sozza fronte mai non fie' natura,
E ben li ha posti del mondo in confino,
Ché a l'altra gente potria far paura,
Che se scontrasse avante al matutino.
Né già il suo re gli avanza di figura,
Negretto come loro e piccolino;
Più volte vi narrai come era fatto,
Però lo lascio e più de lui non tratto.
E torno ver ponente alla marina,
Ove è il paese più domesticato,
Benché la gente è negra e piccolina,
Né trovaresti tra mille uno armato.
Di là vien Farurante di Maurina;
Feroce è lui, ma male accompagnato.
Ora nel nostro mar mi volto adesso:
Il re di Tremison gli viene apresso
(Alzirdo ha nome, e la sua schiera è armata
Di lancie e scudi, e de archi e de saette),
E Marbalusto, la anima dannata,
Che seco ha tante gente maledette,
E per menarle meglio alla spiegata
La Francia tutta in preda gli promette,
Onde quei pacci volentier vi vano;
Costui de cui ragiono, è re d'Orano.
Un altro, che al suo regno gli confina,
Venne con gente armata con vantaggio:
Ciò fu Gualciotto di Bellamarina,
Forte ne l'armi e di consiglio saggio.
Poi Pinadoro, il re di Costantina;
Questo dal mare è longi in quel vïaggio:
Quando già fece con gli Arabi guerra,
Fie' Costantino al monte quella terra.
Non par, segnor, che io ne abbia detto assai
Che lasso son cercando ogni confino?
E parmi ben ch'io non finirò mai;
Pur mo se me apresenta il re Sobrino,
Che è re di Garbo, come io vi contai.
Non è di lui più savio saracino;
Tardocco, re di Alzerbe, venne apresso.
Tre vi ne sono ancora, io ve 'l confesso.
Quel Rodamonte che è passato in Francia,
È re di Sarza, ed è tanto gagliardo,
Che non è pare al mondo di possancia.
Ora vi venne ancora il re Branzardo
Con belle gente armate a scudo e lancia;
Re di Bugia se appella quel vecchiardo.
Lo ultimo venne, perch'è più lontano,
Mulabuferso, che è re di Fizano.
Era già prima in corte Dardinello,
Nato di sangue e di casa reale,
Che fu figlio de Almonte il damigello,
Destro ne l'arme, come avesse l'ale,
Molto cortese, costumato e bello,
Né se potrebbe apponervi alcun male.
Il re Agramante, che gli porta amore,
Re de Azumara l'ha fatto e segnore.
Io credo ben che serà notte bruna
Prima che tutti possa nominare,
Perché giamai non fu sotto la luna
Tal gente insieme, per terra o per mare.
Re Cardorano a gli altri anco se aduna:
Chi gli potrebbe tutti ramentare?
E vien con seco il nero Balifronte:
Quasi il lor regno è fuor de l'orizonte.