Il primo ha in Cosca la sua regïone,
Mulga se appella poi l'altro paese.
Africa tutta e le sue nazïone
Intorno de Biserta son distese,
Varii di lingue e strani di fazone,
Diversi de le veste e de lo arnese;
Né se numerarebbe a minor pena
Le stelle in celo o nel litto l'arena.

Fece Agramante e re tutti alloggiare
Dentro a Biserta, che è di zoie piena;
Là con baldanza stanno ad armeggiare
Con balli e canti e con festa serena;
Altro che trombe non se ode suonare,
L'un più che l'altro gran tempesta mena;
Chi a destrier corre, e chi l'arme si prova,
Cresce nel campo ognior più gente nova.

Da Tripoli e Bernica e Tolometta
Vien copia de pedoni e cavallieri;
Questa è ben tutta quanta gente eletta
Con arme luminose e bon destrieri.
Quivi il re di Canara anco se aspetta,
Ma già non son cotali e suoi guerrieri,
Ché alle lor lancie non bisogna lima;
Corne di capre gli han per ferri in cima.

Era il suo re nomato Bardarico,
Terribil di persona e bene armato;
Or quando fu giamai nel tempo antico
Per tale impresa un popolo adunato,
Tanto diverso quanto è quel che io dico,
La terra e il mar coperto in ogni lato?
Oh quanto era superbo il re Agramante,
Che a suo comando avea gente cotante!

Benché gli Arabi e il suo re Gordanetto
Ad obedirlo ancor non sian ben pratichi;
Questi non hanno né casa né tetto,
Ma ne le selve stan come selvatichi;
Ragione e legge fanno a suo diletto,
Né son tra loro astrologi o gramatichi.
Non è de questi alcun paese certo,
Robbano ogniuno e fuggono al diserto.

E chi volesse dietro a lor seguire,
Serìa perdere il tempo con affanno;
Essi de frutti se sanno nutrire
E vivere al scoperto senza panno;
Però fan gli altri di fame morire,
Né se acquista a seguirli se non danno;
Onde Agramante per questa paura
De subiugarli mai non prese cura.

E standosi in Biserta a sollacciare,
Come io vi dissi, con molto conforto,
Un messo li aportò come nel mare
Son più nave apparite sopra al porto,
Le qual già Rodamonte ebbe a menare,
Ma de lui non se sa se è vivo o morto;
E che seco avean loro un gran pregione,
Che è cristiano ed ha nome Dudone.

Il re turbato incominciò gran pianto,
Stimando che sia morto Rodamonte;
Ma io il vo' piangendo abandonare alquanto,
Per tornare a que' duo che a fronte a fronte
De ardire e de fortezza se dàn vanto.
Forse stimati che io parli del conte,
Qual con Ranaldo a guerra era venuto;
Ma io dico Rodamonte e Ferraguto,

Che non ha tutto il mondo duo pagani
Di cotal forza e tanta vigoria.
Crudel battaglia quei baron soprani
Menata han sempre e menan tuttavia.
De arme spezzate avean coperti i piani,
Né alcun de lor sa già chi l'altro sia;
Ma ciascun giuraria senza riguardo
Non aver mai trovato un più gagliardo.

De l'altro è Feraguto assai minore,
Ma non gli lasciaria del campo un dito,
Ché a lui non cede ponto di valore,
Perché ogni piccoletto è sempre ardito;
Ed èvi la ragion, però che il core
Più presso a l'altre membra è meglio unito;
Ma ben vorebbe aver la pelle grossa
Il cane ardito, quando non ha possa.