Durando anco tra lor lo assalto fiero,
Per l'aspri colpi orribile a guardare,
Passava per quel campo un messaggiero,
Qual, fermo un poco, gli prese a parlare:
- Se alcun di voi de corte è cavalliero,
Male novelle vi sazo contare,
Ché 'l re Marsilio, il perfido pagano,
Posto ha lo assedio intorno a Montealbano.
E dissipato in campo ha il duca Amone,
E con soi figli l'ha dentro cacciato,
Seco Anzoliero e il suo parente Ivone:
Alardo è preso, e non so se è campato;
E quel paese è in gran destruzïone,
Ché tutto intorno l'hanno arso e robbato.
Questo vidi io, che son de là venuto
Per dimandare a Carlo Mano aiuto. -
Non fece alcuna indugia quel corriero,
Che dopo le parole è caminato.
Assai turbosse Feraguto il fiero,
Poi che a quel fatto non se era trovato;
E stato essendo alquanto in tal pensiero
Da Rodamonte al fin fu domandato
Se di tal guerra avea ponto che fare,
Ché non vi avendo, è da lasciarla andare.
E Feraguto a ponto gli contava
Come era il re Marsilio suo cïano,
E poi cortesemente lo pregava
Che seco voglia pace a mano a mano;
Né mai più de impicciarsi gli giurava
Per la figliola del re Stordilano.
Non lasciò già per tema cotal prova,
Ma sol per gire a quella guerra nova.
Re Rodamonte, che l'avea provato
Di tal franchezza e di tanto ardimento,
Assai nel suo parlar l'ebbe onorato,
Facendo il suo volere a compimento;
E poi se furno l'un l'altro abracciato,
E fratellanza ferno in giuramento,
Con sì grande amistate e tanto amore
Che tra duo altri mai non fu maggiore.
E destinati non se abandonare
L'un l'altro mai sin che in vita serano,
Insieme cominciarno a caminare,
Per ritrovarse entrambi a Montealbano;
E, via passando senza altro pensare,
Scontrarno Malagise e Vivïano:
Venian que' duo fratei, de' qual vi parlo,
Per impetrar soccorso dal re Carlo
Per Montealbano, il quale è assedïato,
Come di sopra potesti sentire.
Or Malagise se trasse da lato,
Come e due cavallier vidde venire,
Dicendo a Vivïan: - Per Dio beato!
Chi sian costoro io vo' saperti dire -;
Ed intrato lì presso in un boschetto,
Fece il suo cerchio ed aperse il libretto.
Come il libro fu aperto, più né meno,
Ben fu servito di quel che avea voglia,
Ché fu a demonii il bosco tutto pieno:
Più de ducento ne è per ogni foglia.
E Malagise, che gli tiene a freno,
Comanda a ciascadun che via se toglia,
Largo aspettando insin che altro comanda;
Poi di costoro a Scarapin dimanda.
Era un demonio questo Scarapino,
Che dello inferno è proprio la tristizia:
Minuto il giottarello e piccolino,
Ma bene è grosso e grande di malizia;
Alla taverna, dove è miglior vino,
O del gioco e bagascie la divizia,
Nel fumo dello arosto fa dimora,
E qua tentando ciascadun lavora.
Costui, da Malagise adimandato,
Gli disse il nome e lo esser de' baroni;
Là dove il negromante ebbe pensato
Pigliarli entrambi ed averli pregioni.
Tutti e demonii richiamò nel prato
In forma de guerreri e de ronzoni,
Mostrando in vista più de mille schiere,
Con cimeri alti e lancie e con bandiere.