Re de' Galegi, il quale era pedone,
Ché destriero al portar non ha balìa,
Vi venne Maricoldo col bastone;
Ma di Biscaglia alcun non vi venìa,
Perché il re Alfonso tien la regïone,
Bon cristïano e de alta gagliardia,
Di cui la stirpe e 'l bel seme iocondo
Non Spagna sol, ma illuminato ha il mondo.

Né trovo per scrittura, o per ragione
Più real sangue, e non credo che sia;
Fanne Sardegna dimostrazïone,
Le due Cecilie e in parte Barbaria:
Ed è verace quella opinïone
Che fu da' Goti sua genologia.
Chi fosser questi, già non vi respondo:
La terra il seppe e il mar che gira in tondo.

Or veritate ed anco affezïone
Me ha tratto alquanto de la strata mia;
Ma torno adesso e dico le persone
Sopra a le qual Marsilio ha signoria.
Larbin di Portugallo era in arcione,
E Stordilano ancor, che possedia
Tutta Granata; e già non vi nascondo
Il Maiorchin, che nome ha Baricondo;

Ma poi la corte di Marsilïone,
Di tanto pregio e tal cavalleria.
Serpentin de la Stella, il fier garzone,
Ed Isolier s'aspetta tuttavia,
Che è sir de Pampaluna, e Folicone,
Del re bastardo e conte de Almeria;
Non par di Spagna il terzo, né il secondo,
Quel colorito, e questo bianco e biondo.

Ma perché vi faccio io tanta dimora
Il nome e le provenze a racontare,
Che poi ne le battaglie in poco de ora
Gli sentireti a ponto divisare?
Re Carlo giongerà senza dimora,
Poscia per tutti vi serà che fare,
A benché alcun pagan qua non l'aspetti,
Che tutti in zoia stanno e gran diletti.

Aveano usanza tutti i re pagani,
La quale in questo tempo anco è rimasa,
Che, campeggiando, o vicini o lontani,
Ma' le lor dame lasciavano a casa;
Né so se lor pensier sian fermi o vani,
Ché pur sta mal la paglia con la brasa;
Ma, da altra parte ancora, per amore
Lo animo cresce e più se fa de core.

Per questo erano in campo le regine
Quasi di tutta Spagna, e pur le belle;
Ma sopra a tutte l'altre peregrine
Era stimata il fior de le donzelle
La Doralice; come tra le spine
Splende la rosa e tra foglie novelle,
Così lei di persona e di bel viso
Sembra tra l'altre dea del paradiso.

Re Rodamonte, che tanto l'amava,
Ogni giorno per lei facea gran prove;
Or combatte a ristretto ed or giostrava,
Sempre con paramenti e foggie nove,
E Feraguto a ciò l'accompagnava;
Onde per questo par che non se trove
Altro baron che a lui tenga la fronte,
Tanto era forte e destro Rodamonte.

Il re Marsilio per più fargli onore
Facea gran feste e trïonfal conviti,
E sempre Rodamonte ha più favore
Tra quelle dame dai visi fioriti.
Or così stando un giorno, alto rumore
E trombe con gran cridi fôrno oditi,
E la novella vien de mano in mano
Come assalito è il campo giù nel piano.

Re Carlo ne venìa per la campagna,
Ed avea seco il fior de' Cristïani
De l'Ongheria, di Franza e de la Magna,
E la sua corte, quei baron soprani;
Ma quando vidde la gente di Spagna
Tutta assembrata per callare a i piani,
Chiamò Ranaldo ed ebbe a lui promesso
Non dar la dama a Orlando per espresso,