Pur che facesse quel giorno col brando
Sì fatta prova e dimostrazïone,
Che più di lui non meritasse Orlando.
Poi d'altra parte il figlio de Milone
Fece chiamar da parte, e ragionando
Con lui gli diè segreta intenzïone
Che mai la dama non avrà Ranaldo,
Pur che combatta il giorno al campo saldo.
Ciascun di lor quel giorno se destina
Di non parer de l'altro mai peggiore.
Ahi sventurata gente saracina,
Che adosso ben ti viene un gran romore!
Quei duo baron faran tanta ruina,
Che mai fu fatta al mondo la maggiore.
Or tacete, segnori, e non v'incaglia,
Ch'io vo' contare un'aspra e gran battaglia.
Re Carlo Mano avea fatte le schiere
Molto ordinate e con gran sentimento;
Il nome de ciascuno e le bandiere
Poi sentirete e l'altro guarnimento,
Secondo che usciran le gente fiere
Che contra lor ne van con ardimento.
Ma la prima che è gionta alla campagna
È Salamone, il bon re de Bertagna.
Con la bandiera a scacchi neri e bianchi
Ricardo e' soi Normandi è seco in schiera;
Guido e Iachetto, che èn duo baron franchi,
L'un de Monforte e l'altro de Riviera.
Sei de sei millia non credo che manchi
Di questa gente, che è animosa e fiera;
Ne vien correndo e mena gran pulvino,
Per assalire il campo saracino.
Marsilio avea mandato Balugante,
Che refrenasse quello assalto un poco,
Acciò che le sue gente, che son tante,
Potesse trare alquanto di quel loco.
Serpentino era seco e lo Amirante
E il re Grandonio, l'anima di foco;
Con più de trenta millia de Pagani
Callarno il monte e gionsero in que' piani.
Suonâr le trombe, e con molta tempesta
L'un verso l'altro a gran crido se mosse
A tutta briglia, con le lancie a resta,
E con fraccasso l'un l'altro percosse.
Aspra battaglia non fu più di questa:
Volarno i tronchi al cel de l'aste grosse
E l'arme resuonarno insieme e' scudi,
Quando scontrarno insieme a li urti crudi.
Era al principio questo un bel riguardo
Per l'arme relucente e per cimieri;
Ciascun destriero ancora era gagliardo,
Coperte e paramenti erano intieri;
Ma, poi che Salamone e il bon Ricardo
E Iachetto con Guido, e baron fieri,
Intrarno furïosi alla gran folta,
La bella vista in brutta fu rivolta.
Roncioni e cavallier morti e tagliati
Tutto infiammarno il campo sanguinoso,
E l'arme rotte e gli elmi spenacchiati
Facean riguardo tristo e doloroso.
E paramenti e' squarci dissipati,
E ciascun pien di sangue e polveroso;
Il ruïnare a terra e il gran fraccasso
Avrian smariti gli occhi a un satanasso.
Ricardo entrò primiero alla battaglia,
Il qual portava per cimiero un nido,
E Salamone adosso alla canaglia,
E Iachetto con seco e 'l franco Guido.
Ciascun sì crudamente i Pagan taglia,
Che sino al cel se odiva andare il crido;
Ma alor se mosse incontra Balugante,
Grandonio e Serpentino e lo Amirante.
E per la lor prodezza e suo valore,
E per sua gente ancor, che gli abondava,
La nostra certo arìa avuto il peggiore,
Che indietro a poco a poco rinculava;
Ma, ciò veggendo Carlo imperatore,
Che a lato alla baruffa sempre istava,
Mandò in soccorso Olivieri il marchese,
E Naimo e il conte Gano e il bon Danese;