Gionse anche Serpentino a un'altra banda
E scontrò il bon Ricardo paladino:
For dello arcione alla campagna il manda;
Né qui se arresta e scontrase a Turpino,
E benché 'l prete a Dio se ricomanda,
Pur fu abattuto da quel saracino.
Rimescolata è tutta quella traccia,
Qua fugge questo, e là quell'altro caccia.

Vidde Olivier Grandonio di Volterna,
Che abatte sopra al campo gente tanta
Che altri che lui non par che se discerna,
E tutto è sangue dal capo alla pianta.
Dicea Oliviero: - O Maiestate Eterna,
Io pur diffendo la tua Fede santa,
Come far deggio, e il tuo culto divino;
Dammi possanza contra al Saracino! -

Egli avea già racolta un'altra lanza
Così dicendo, e con animo ardito
Spronava il suo destrier con gran baldanza.
Or non so dir se ben fusse seguito,
Però che gionse il conte di Maganza,
E per traverso ha il Saracin colpito;
Non se guardando forse da quel lato,
Tutto el distese fuor de arcione al prato.

Quando Grandonio se vidde abattuto,
Non dimandati se rodea la brena;
Presto ricciato rembracciava il scuto,
E mena il brando, e non è dritto apena;
Ma il conte Gano, che stava aveduto,
Volta il destriero e le calcagna mena;
Ma il re Grandonio afferra il suo ronzone,
Rimette il brando e salta nello arcione.

Poi che salito fu sopra al destriero,
Tra la gran folta col brando se caccia;
Mai non fu Saracin cotanto fiero:
Questo abatte per terra e quello amaccia.
Ecco raggionto il marchese Oliviero,
Che avea ferito Falcirone in faccia,
E spezzato gli ha l'elmo e rotto il scuto,
Quando gionse Grandonio a darli aiuto.

Gionse Grandonio, e ben gli bisognava,
Ché non potea durar lunga stagione;
Presto Oliviero a questo se voltava,
Lasciando mezo morto Falcirone.
Or l'uno e l'altro gran colpi menava;
Benché più forte sia quel can fellone,
Era Olivier di lui poi più maestro,
Ma molto accorto e più legiero e destro.

Menò Grandonio un colpo a quel marchese,
E nel fondo del scudo agionse al basso,
Qual ponto nol coperse né diffese,
Ma tutto se fiaccò con gran fraccasso,
E passò il brando ed arivò allo arnese:
Se egli avea forza, a voi pensar vi lasso.
Poco prese la coscia, e nello arcione
Via passò il brando e gionse 'l bon ronzone.

Colse il ronzone a quella spalla stanca,
E sconciamente l'ebbe innaverato;
Per questo ad Oliviero il cor non manca,
Mena a due mano il suo brando affilato;
Gionse a Grandonio quella anima franca
Sopra del scudo, e tutto l'ha spezzato,
Né piastra integra al forte usbergo lassa:
Tutte le speza e dentro al petto passa.

Come io ve dico, ove gionse Altachiera
Non lascia a quello usbergo piastra sana;
Spezza ogni cosa quella spada fiera,
E 'l fianco aperse più de una gran spana.
Ciascadun de essi a tristo partito era,
Spargendo il sangue in su la terra piana,
Né per ciò l'uno a l'altro dava loco,
Ed ogni colpo accresce legne al foco.

Cresce lo assalto dispietato e fiero,
E ben de l'arme sentirno il polvino;
Ma da altra parte il bon danese Ogiero
Per tutto il campo caccia Malgarino,
E di suo scampo non ve era mestiero,
Se non vi fosse agionto Serpentino,
Quel dalla Stella, il giovanetto adorno,
Che avea fatate l'arme tutte intorno.