Non fu nel campo re né cavalliero,
Qual non se commovesse a cotal dire;
Ma sopra a gli altri Rodamonte il fiero
Di starsi in loco non potea soffrire;
Ma già partirse gli facea mestiero,
Perché Marsilio gli mandava a dire
Ad esso e a Feraguto alora alora
Che sian con seco senza altra dimora.

Onde callarno quei duo saracini,
Che erano al mondo fior di gagliardia.
Oh quanti cristïan faran tapini!
Donaci aiuto, o Santa Matre pia!
Non menaran la cosa in quei confini
Che se è menata e mena tuttavia;
Ranaldo e Orlando, che or paion di foco,
Avran suo carco e soprasoma un poco.

Callarno quei baron, che aveano il vanto,
Come io vi dico, di forza e di ardire;
Parve che il mondo ardesse de quel canto
E che la terra se volesse aprire.
Questo cantare è stato lungo tanto,
Che ormai ve increscerebbe il troppo dire,
Onde io prenderò possa e voi diletto;
Ne l'altro canto ad ascoltar vi espetto.

Canto ventesimoquarto

Quando la tromba alla battaglia infesta
Suonando a l'arme sveglia il crudo gioco,
Il bon destrier superbo alcia la testa,
Battendo e piedi, e par tutto di foco;
Squassa le crine e menando tempesta
Borfa le nare e non ritrova loco,
Ferendo a calci chi se gli avicina;
Sempre anitrisce e mena alta ruina.

Così ad ogni atto degno e signorile,
Qual se raconti, di cavalleria,
Sempre se allegra lo animo gentile,
Come nel fatto fusse tuttavia,
Manifestando fuore il cor virile
Quel che gli piace e quel ch'egli disia;
Onde io di voi comprendo il spirto audace,
Poi che de odirme vi diletta e piace.

Non debbo adunque a gente sì cortese
Donar diletto a tutta mia possanza?
Io debbo e voglio, e non faccio contese,
E torno ove io lasciai ne l'altra stanza
Di Feraguto, che il monte discese,
E Rodamonte con tanta arroganza
Che de i lor guardi e de la orribil faccia
Par che il cel tremi e il mondo se disfaccia.

Venian davanti a gli altri e duo baroni
Più de una arcata per quella pianura.
Sì come fuor del bosco duo leoni
Che abbian scorto lo armento e la pastura,
Così venian spronando e lor ronzoni
Sopra la gente che de ciò non cura;
Io dico e Cristïani e Carlo Mano,
Che ben veduti gli han callare al piano.

Lo imperator gli vidde alla costiera,
Dico e Pagani e il re Marsilïone,
A benché allora non sapea chi egli era;
Pur fece presto a ciò provisïone.
Subitamente fece una gran schiera
De cavallieri arditi e gente bone;
Ove gli trova, senza altro riguardo
Tutti gli aduna intorno al suo stendardo.

Poi mosse Carlo questa compagnia,
Sopra a un destriero a terra copertato;
Per quel furor la terra sbigotia,
Tamburi e trombe suonan da ogni lato.
Marsilio d'altra parte anco vien via,
Ma son davanti, come io ve ho contato,
Il franco Feraguto e Rodamonte;
E duo de' nostri a lor scontrarno a fronte,