Nïun Ranaldo vi è, nïuno Orlando,
Nïun Danese e nïuno Oliviero;
Chi qua, chi là nel campo combattando,
Ciascun di adoperarse avea mestiero;
Onde il bon re, de intorno riguardando,
Poi che non vede conte o cavalliero
Che a' soi nemici più volti la faccia,
Fasse la croce e il forte scudo imbraccia,

Dicendo: - O Dio, che mai non abandoni
Chiunque in te spera con perfetto core,
Sì come fanno adesso e miei baroni,
Che abandonano al campo il suo segnore:
Meglio è morire e poter star tra' boni,
Che più campare al mondo in disonore;
Aiutame, mio Dio, dammi baldanza:
In te sol fido ed ho la mia speranza. -

Tra le parole una grossa asta aresta,
Sempre chiamando a Dio del celo aiuto,
E dove è la battaglia e più tempesta,
Sprona il destriero e scontra Feraguto.
Proprio alla vista il gionse nella testa,
Poco mancò che non fosse caduto;
Ma tal possanza avea il crudo barone,
Che se mantiene a forza ne l'arcione.

La lancia volò in pezzi con romore,
E Feraguto, che il colpo avea preso,
Qual mai pigliato non avea il maggiore,
Se rivoltò, de furia e de ira acceso;
Gionse ne l'elmo al franco imperatore,
E sopra al prato lo mandò disteso.
Ciascun che 'l vidde, crede che 'l sia morto:
Bene hanno e nostri e cruccio e disconforto.

Ma sopra agli altri il franco Balduino,
Benché sia nato de la falsa gesta,
Forte piangendo se chiama tapino,
E via correndo di cercar non resta
Per ritrovare Orlando paladino.
Ugetto di Dardona ancora in questa
Veggendo il fatto se partì di saldo,
E va correndo per trovar Ranaldo.

Ma il re Marsilio intrò nella battaglia,
Suonando trombe e corni e tamburini,
E tanto è il crido de la gran canaglia,
Che par che ne lo abisso il cel ruini.
La nostra gente tutta se sbaraglia,
Perché adosso gli sono i Saracini,
Che gli tagliano tutti a pezzi e a fetta:
Chi può fuggir, nel campo non aspetta.

Ma Balduin cercando atrovò il conte,
Che pure alora occise Balgurano;
Come di sangue là fusse una fonte,
Fatto avea rosso tutto intorno il piano;
E Balduin, battendosi la fronte,
Conta piangendo come Carlo Mano
È morto al campo, o sta con tal martìre
Che in poco de ora converrà morire.

Orlando alle parole stette un poco,
Per la gran doglia che gli gionse il core,
Ma poi divenne rosso come un foco,
Battendo i denti insieme a gran furore.
Da Balduino avendo inteso il loco
Ove abattuto è Carlo imperatore,
Là se abandona quella anima fiera:
Ciascun fa loco più che volentiera.

Chi non il fa ben presto, se ne pente,
Ché lui non cegna, ma del brando mena,
Ed è tanto turbato e tanto ardente,
Che non discerne e soi da gli altri apena.
Per quel camino occise una gran gente;
Ma ritorno ad Ugiero di Dardona,
Qual mai non posa cercando a ogni mano,
Sin che ha trovato il sir di Montealbano.

Né il cognoscea, tanto era sanguinoso,
Ché il scudo avea coperto e l'armatura;
Poi che il cognobbe, tutto lacrimoso
Gli racontò la gran disaventura,
Come era andato il fatto doloroso,
E che il re Carlo sopra alla pianura
Era abattuto, de la vita in bando,
Se non lo ha già soccorso il conte Orlando;