Ma lei de arcion non se crolla nïente,
E mena sopra a l'elmo a quel pagano,
E calla il brando giù tra dente e dente;
Quel cadde morto del destriero al piano.
Quando ciò vidde la pagana gente,
Ben vi so dir che a folta se ne vano,
Chi qua chi là fuggendo a più non posso;
Ma sempre e Cristïan lor sono adosso.
Tenne la dama diverso camino,
Lasciando a man sinestra gli altri andare,
E gionse dove Orlando il paladino
Stava for dello arcion per trabuccare.
Vero è che Rodamonte il saracino
Non lo toccava e stavalo a mirare;
La dama ben cognobbe il pagan crudo
Al suo cimiero e alle insegne del scudo.
Onde se mosse, e verso lui se afronta.
Or se rinova qui l'aspra battaglia
E' crudel colpi de taglio e di ponta,
Spezzando al guarnimento piastra e maglia;
Ma nel presente qua non se raconta,
Perché Turpin ritorna alla travaglia
Di Brandimarte e sua forte aventura,
Sin che il conduca in Francia alla sicura.
Avendo occiso al campo Barigaccio,
Come io contai, quel perfido ladrone,
Con la sua dama in zoia ed in sollaccio
Venìa sopra a Batoldo, il bon ronzone;
E caminando gionse ad un palaccio,
Che avea verso a un giardino un bel verone,
E sopra a quel verone una donzella
Vestita de oro, e a maraviglia bella.
Quando ella vidde il cavallier venire,
Cignava a lui col viso e con la mano
Che in altra parte ne dovesse gire,
E che al palazzo passasse lontano;
Ora, Segnori, io non vi saprei dire
Se Brandimarte intese, o non, certano;
Ma cavalcando mai non se ritiene
Sin che a la porta del palazzo viene.
Come fu gionto alla porta davante,
Dentro mirando vidde una gran piazza
Con loggie istorïate tutte quante:
Di quadro avea la corte cento brazza.
Quasi a mezo di questa era un gigante,
Qual non avea né spada né mazza,
Né piastra o maglia, od altre arme nïente,
Ma per la coda avea preso un serpente.
Il cavallier de ciò ben si conforta,
Poi che ha trovata sì strana aventura;
Ma in su quel dritto aperta è un'altra porta,
Che del giardin mostrava la verdura,
E un cavallier, sì come alla sua scorta,
Si stava armato ad una sepoltura;
La sepoltura è in su la soglia aponto
Di questa porta, sì come io vi conto.
Ora il gigante stava in gran travaglia
Con quel serpente, come io vi contai,
Ma sempre a un modo dura la battaglia:
Quel per la coda nol lascia giamai.
Benché il serpente, che de oro ha la scaglia,
Piegasse a lui la testa volte assai,
Mai nol puote azaffare o darli pena,
Ché per la coda sempre intorno il mena.
Mentre il gigante quel serpente agira
Brandimarte alla porta ebbe veduto,
Onde, soffiando di disdegno e de ira,
Correndo verso lui ne fo venuto,
E detro a sé il dragon per terra tira.
Or doni il celo a Brandimarte aiuto,
Ché questo è il più stupendo e grande incanto
Che abbia la terra e il mondo tutto quanto.
Come è gionto, il gigante alcia il serpente,
Con quello a Brandimarte mena adosso.
Non ebbe mai tal doglia al suo vivente,
Perché quel drago è lunghissimo e grosso;
Pur non se sbigotisce de nïente,
Ma quel gigante ha del brando percosso
Sopra a una spalla, e giù calla nel fianco:
Lunga è la piaga un braccio, o poco manco.