Crida il gigante e pur alcia il dragone,
E gionse Brandimarte ne la testa,
E tramortito lo trasse de arcione,
E, il serpente menando, non se arresta;
Anci gionse a Batoldo, il bon ronzone,
E disteselo a terra con tempesta.
Rivene il cavalliero, e in molta fretta
È destinato a far la sua vendetta.

Col brando in mano il gran gigante affronta,
E se accomanda alla virtù soprana;
Ma quel mena del drago a prima gionta,
E di novo il distese a terra piana.
Già Brandimarte avea tratto una ponta,
E passato l'avea più de una spana;
Avendo l'uno e l'altro il colpo fatto,
Quasi alla terra se ne andarno a un tratto.

Ma quel serpente fece capo umano,
Sì come proprio avea prima il gigante,
E collo e petto e busto e braccie e mano
E insieme l'altre membre tutte quante;
E quel gigante venne un drago istrano,
Proprio come questo altro era davante,
E, sì come era per terra disteso,
Fo dal gigante per la coda preso.

E verso Brandimarte torna ancora
Menando, come il primo fatto avia;
Lui, che levato fu senza dimora,
Già di tal cosa non se sbigotia,
Anci menando del brando lavora,
Dando e cogliendo colpi tuttavia;
Tanto animoso e fiero è Brandimarte!
Ferito ha già il gigante in quattro parte.

A benché anco esso pisto e percosso era,
Tanto il feriva spesso il maledetto;
E la battaglia assai fo lunga e fiera;
Ma, per venire in ultimo allo effetto,
Brandimarte lo agionse de Tranchera,
E tutto lo divise insino al petto,
Onde se fece drago incontinente,
E fo gigante quel che era serpente.

Sì come in prima, per la coda il prese,
E verso il cavalliero anco se calla,
Tornando pur di novo alle contese;
Ma Brandimarte il gionse in una spalla
Ed a terra mandò quanto ne prese,
Né già per questo il brando se aristalla,
Ma giù callando a gran destruzïone
Tutto lo fende insin sotto al gallone.

Come davanti se fôr tramutati,
Questo è gigante e quello era dragone,
E ben sei volte a ciò fôrno incontrati,
Crescendo sempre più la questïone.
Sei volte Brandimarte gli ha atterrati,
Né trova più rimedio quel barone,
Onde dolente e con gran disconforto
Senza alcun dubbio estima de esser morto.

Pur, come quel che molto era valente,
Non avea al tutto ancor l'animo perso,
Anci con gran ruina arditamente
Mena un gran colpo orribile e diverso,
E gionse a mezo il busto del serpente
Dietro da l'ale, e tagliollo a traverso.
Quando il gigante vide quel ferire,
Trasse via il resto e posese a fuggire.

Verso la porta, ove è la sepoltura,
Fugge il gigante forte lamentando,
Ché di quel che gli avenne avea paura.
Il cavallier gli pose in testa il brando,
E partil tutto insino alla cintura,
Onde lui cadde alla terra tremando;
Poi che in tal forma del compagno è privo,
Moritte al tutto e non tornò più vivo.

Non era a terra quel gigante apena,
Che il campïon che a l'altra porta stava,
Ver Brandimarte venne di gran lena,
Onde la zuffa qua se cominciava,
E de gran colpi l'uno a l'altro mena,
Ma sempre Brandimarte lo avanzava;
E per conclusïone in uno istante
Morto il distese apresso a quel gigante.