E più ancor tanto volentier lo faccio,
Che io vi dimostrarò per qual maniera
Fosse condotta dentro a quel palaccio,
Ove son stata un tempo pregioniera;
Ed a voi credo che serà solaccio,
Ed odireti molto volentiera
Come a un zeloso mai scrimir non vale,
E ben gli sta, ché è degno d'ogni male.
Due figlie ebbe mio patre Dolistone.
La prima, essendo ancora fanciullina,
Fu rapita per forza da un ladrone,
Nel litto de la Liza alla marina.
Per sposa era promessa ad un barone,
Filiol del re d'Armenia, la tapina,
Né novella di lei se seppe mai,
Benché cercata sia nel mondo assai. -
Or Fiordelisa, interrompendo il dire,
Il nome de la matre adimandava:
Ma Brandimarte, che ha voglia de odire,
Un poco sorridendo se voltava,
- Per Dio! - dicendo - lasciala seguire,
Ché voglia ho de ascoltar, se non ti grava. -
E Fiordelisa, che lo amava assai,
Queta si stette e non parlò più mai.
E Doristella segue: - Il damigello
Nel quale era promessa mia germana,
Dapoi crescette, fatto molto bello;
Né sendo una sua terra assai lontana
Ove stava il mio patre ad un castello,
Spesso veniva la persona umana
A visitarlo, sì come parente,
Ben che non sia per quello inconveniente.
Andando e ritornando a tutte l'ore
Di quanto dimorammo in quel paese,
Mi piacque sì, ch'io fui presa d'amore,
Veggendol sì ligiadro e sì cortese.
Lui de altra parte ancor me avea nel core;
Forse perché io l'amava se raccese,
Ché quello è ben di ferro ed ostinato
Il qual non ama essendo ponto amato.
Lui pur spesso ritorna a quel girone,
E sempre il patre mio molto lo onora;
In fin gli aperse la sua intenzïone,
Credendo che io non sia promessa ancora;
Ma quel malvaggio, perfido, bricone,
Che occidesti al palazo in sua malora,
Me avea richiesta proprio il giorno istesso,
E 'l vecchio patre me gli avea promesso.
Quando ciò seppi, tu debbi pensare
S'io biastemavo il celo e la natura;
E diceva: "Macon non potria fare
Che mai segua sua legge e sua misura,
Poi che mi volse femina creare,
Ché nasciemo nel mondo a tal sciagura,
Che occelli e fiere ed ogni altro animale
Vive più franco ed ha di noi men male.
E ben ne vedo lo esempio verace:
La cerva e la colomba tuttavia
Ama a diletto e segue chi gli piace,
Ed io son data a non so chi se sia.
Crudel Fortuna, perfida e fallace!
Goderà adunque la persona mia
Questo barbuto, e terrammi suggetta,
Né vedrò mai colui che mi diletta?
Ma non serà così, sazo di certo,
Ché ben vi saprò io prender riparo.
Se ogni proverbio è veramente esperto,
L'un pensa il giotto e l'altro il tavernaro.
Se lo amor mio potrò tenir coperto
Che non lo intenda alcuno, io lo avrò caro,
E non potendo, io lo farò palese;
Per un bon giorno io non stimo un mal mese."
Io faceva tra me questo pensiero
Che io te ragiono; ma il termine ariva
Che andarne sposa mi facea mestiero.
Io non rimasi né morta né viva,
Ché Teodoro, il mio bel cavalliero,
Si resta a casa, ed io di lui son priva.
A Bursa andar convengo, in Natollia,
Ove mi mena la fortuna ria.