E Fugiforca piangendo dicia:
- Quel che ti piace ormai pôi di me fare;
Ma ben ti prego per tua cortesia,
Che non mi mena alla Liza in sul mare. -
Ora, segnori e bella compagnia,
Finito è nel presente il mio cantare.
A l'altro racontar non serò lento;
Dio faccia ciascadun lieto e contento.
Canto ventesimosettimo
Un dicitor che avea nome Arïone,
Nel mar Cicilïano, o in quei confini,
Ebbe voce sì dolce al suo sermone,
Che allo ascoltar venian tóni e delfini.
Cosa è ben degna de amirazïone
Che 'l pesce in mar ad ascoltar se inchini;
Ma molto ha più di grazia la mia lira,
Che voi, segnori, ad ascoltar retira.
Così dal cel lo stimo in summa graccia,
E la mente vi pongo e lo intelletto
Nel dire a modo che vi satisfaccia,
E che vi doni allo ascoltar diletto.
Pur ho speranza che io non vi dispiaccia,
Come mi par comprender ne lo aspetto,
Se ne la istoria ancora io me ritorni
Di cui gran parte ho detto in molti giorni.
Nel canto qui di sopra io vi lasciai
Di Fugiforca, il quale, essendo preso
Per Brandimarte, menava gran guai,
Ed essendosi a lui per morto reso,
Con molto pianto e con lacrime assai,
Standoli avante alla terra disteso,
Per pietate e mercè l'avea a pregare
Che non lo voglia alla Liza menare.
- Se tu mi meni alla Liza, barone,
Di me fia fatta tanta crudeltate,
Che, ancor che ben la merti di ragione,
Insino a' sassi ne verrà pietate.
Deh prendate di me compassïone!
Non che io voglia campare in veritate,
Ch'io merto che la vita mi sia tolta,
Ma non voria morir più de una volta.
E là di me fia fatto tanto strazio
Quanto mai se facesse di persona;
Quel re del mio morir non serà sazio,
Ché troppo ingiurïai la sua corona;
E forse questo me ha condotto al lazio,
Sì come ne' proverbi se ragiona
E come esperienzia fa la prova:
Peccato antiquo e penitenzia nova.
Perché, essendo una volta alla marina,
Qual da la Liza poco se alontana,
Perodia vi era in festa, la regina,
Con Dolistone, intorno a la fontana;
Io, là correndo, presi una fantina,
Qual poi col conte di Rocca Silvana
Cambiai ad aspri, e fôrno da due miglia:
Questa di Dolistone era la figlia.
Né puotè il re, né altrui donarli aiuto,
Sì che a Rocca Silvana la portai,
A benché da ciascun fui cognosciuto,
Però che in quella casa me allevai;
Né cotal tema poi me ha ritenuto,
Ma robbato ho il suo regno sempre mai,
Dispogliando ciascun sino alla braga;
Ma questo è quello che per tutto paga. -
Pensando Brandimarte a cotal dire,
Ne fu contento assai per più cagione;
Pur disse al ladro: - Il te convien venire
In ogni modo a quel re Dolistone,
Qual, come merti, ti farà punire. -
Così dicendo il lega in su un ronzone,
Con gran minaccie se ponto favella,
Poi la sua briglia dette a Doristella.