E non parlava quel ladron nïente,
Perché di Brandimarte avia paura.
Or, giongendo alla Liza, una gran gente
Trovarno armata sopra alla pianura;
E Doristella fu molto dolente,
- Lassa! - dicendo - in che disaventura
Ritrovo il patre a questo mio ritorno,
Che è posto in guerra ed ha l'assedio intorno! -

E facendo di ciò molti pensieri,
Scoprisse avanti da cento pedoni
E circa da altretanti cavallieri,
I qual cridarno: - Voi sete pregioni! -
- Altro che zanze vi sarà mestieri, -
Rispose Brandimarte - o compagnoni,
A volerci pigliar così di fatto! -
Tra le parole il brando avia già tratto.

E gionse per traverso un contestabile,
Quale era grande e portava la ronca,
Armato a maglia e piastre innumerabile;
Ma tutto a un tratto Tranchera lo tronca.
Né mai se vidde un colpo più mirabile,
Ché la persona sua rimase monca
De un braccio e de la testa a un tratto solo,
E l'uno e l'altro in pezzi andò di volo.

Ben ne fece de gli altri simiglianti,
E de' maggior, se Turpin dice il vero,
Onde gli pose in rotta tutti quanti:
Beato se tenìa chi era il primiero,
Quel dico che a fuggire era davanti;
E non tenean né strata né sentiero,
Né in dietro a riguardar se voltan ponto;
Fugge ciascuno insin che al ponto è gionto.

Ora nel campo si leva il romore.
- A l'arme! a l'arme! - ciascadun cridava.
Adosso a Brandimarte a gran furore
Chi di qua chi di là ciascun toccava;
E lui ben dimostrava un gran valore,
Ma contra tanti poco gli giovava:
A suo mal grado quella gente fella
Pigliarno Fiordelisa e Doristella;

E seco Fugiforca, quel ladrone:
Via ne 'l menarno, come era legato;
Ma non cessa però la questïone,
Ché Brandimarte al tutto è disperato,
E fa col brando tal destruzïone,
Che sino alla cintura è insanguinato,
Né puote il suo destrier levare il passo
Per la gran gente morta in quel fraccasso.

Ma per le dame è ciò poco ristoro,
Quale ha perdute quel baron gagliardo.
Lasciamo lui, e torniamo a coloro
Che via ne le menarno senza tardo;
E come avanti fôrno a Teodoro,
Lui cognobbe Doristella al primo guardo,
E lei cognobbe anch'esso al primo tratto,
Come lo vidde, e ciò non fu gran fatto;

Però che ciascadun tanto se amava,
Che altra sembianza non avea nel core.
Or quando l'un quell'altro ritrovava,
Non fu allegrezza al mondo mai maggiore;
E ciascadun più stretto se abracciava,
Dandosi basi sì caldi de amore,
Che ciascadun che intorno era in quel loco,
Morian de invidia, sì parea bel gioco.

Poi lui conta alla dama la ragione
Perché alla Liza era intorno acampato,
E facea guerra al patre Dolistone,
Dicendo: - Io venni come disperato,
A lui dando la colpa e la cagione
Che via te conducesse il renegato,
Dico Usbego, che Dio gli doni guai!
Ove ne andasti, non seppi più mai. -

La dama ad ogni parte gli respose,
E dègli alla risposta gran conforto,
E la ventura sua tutta gli espose,
E come Usbego a quel palagio è morto;
Poi lo pregava con voce piatose
Che divetasse ad ogni modo il torto
Quale era fatto a quel baron valente,
Che fo assalito da cotanta gente.