Tra l'altre cose il più bel pavaglione
Che se trovasse in tutta la Soria.
Ora spira levante, e il suo patrone
Gli acerta che ogni indugia è troppo ria;
Onde se accomandarno a Dolistone
E a tutti gli altri, e vanno alla sua via,
Passando Rodi e la isola di Creti;
Col vento in poppa van zoiosi e lieti.
Ma il navicare e nostra vita umana
De una fermezza mai non se assicura,
Però che la speranza al mondo è vana,
Né mai bon vento lungamente dura;
Qual ora si levò da tramontana,
Chiamando il Greco, che è mala mistura
A cui di Creti vôl gire in Cicilia;
L'aria se anera e l'acqua si scombilia.
Dicea il parone: - Il cel turbato è meco,
E non me inganno già, ma ben me sforza,
Perché io vorebbi ne la taza il Greco,
E lui me 'l dona ne la vela a l'orza.
Io non posso alla zuffa durar seco:
Ove gli piace, convien che io mi torza. -
Poi dice a Brandimarte: - A dir il vero,
Con questo vento in Franza andar non spero.
Africa è quivi dal lato marino,
Se drittamente ho ben la carta vista,
E noi volteggiaremo nel camino,
Ché, quando non se perde, assai s'acquista.
Forse mutarà il vento, Dio divino!
E cessarà questa fortuna trista;
Pregar si puote che un siroco vegna,
Qual ci conduca al litto de Sardegna. -
Parlava quel parone in cotal sorte,
Chiedendo quel che egli avrebbe voluto,
Ma tramontana ognior cresce più forte,
E 'l mar già molto grosso è divenuto;
Onde ciascun per tema de la morte
Facendo voti a Dio dimanda aiuto;
Ma lui non li essaudisce e non li ascolta,
E sottosopra il mar tutto rivolta.
Pioggia e tempesta giù l'aria riversa,
E par che 'l celo in acqua se converta,
E spesso alla galea l'onda atraversa,
Battendo ciò che trova alla coperta.
Vien la fortuna ogniora più diversa,
E spaventosa, orribile ed incerta,
Pur col vento che io dissi, tuttavia,
Sin che condotti gli ebbe in Barbaria.
Presso Biserta, al capo di Cartagine,
Son gionti, ove già fu la gran citade
Che ebbe di Roma simigliante imagine,
E quasi partì seco per mitade;
Di lei non se vede or se non secagine,
Persa è la pompa e la civilitade;
E gran trïomfi e la superba altura
Tolti ha fortuna, e il nome apena dura.
Or, come io dissi, il franco Brandimarte
Fu gionto per fortuna in questo porto.
Ma un fie' comandamento in quelle parte
Che ogni cristian che ariva ivi, sia morto;
Perché una profecia trovarno in carte,
Che in fine, al lungo andare o in tempo corto,
Da un re de Italia fia la terra presa,
Per cui da poi serà la Africa incesa.
E Brandimarte, che il tutto sapea,
Non volse palesarse per nïente,
Avengaché di sé poco temea,
Ma sì de la sua dama e d'altra gente.
A tutti disse ciò che far volea,
Ma poi discese in terra incontinente,
E presentossi allo amiraglio avante,
Dicendo come è figlio a Manodante;
E come vien da le Isole Lontane,
Per vedere Agramante e la sua corte,
Ed a provarse a sue gente soprane,
Qual son laudate al mondo tanto forte;
Onde lo prega che quella dimane
Lo faccia accompagnar con bone scorte,
Sin che a Biserta sia salvo guidato,
Proferendosi a ciò de esser ben grato.