Benché dicesse alcun che facea male,
E mormorasse assai la baronia
Che sua persona nobile e reale
Aponga ad un che non sa chi se sia:
Lui di natura e de animo è cotale
Che mena a fretta ciò che far desia;
Onde lascia da parte l'altrui dire,
E prestamente se fece guarnire.
De azuro e de ôr vestito era a quartiero,
E a tale insegne è il destrier copertato;
La rocca e' fusi porta per cimiero.
Ver Brandimarte se ne vien al prato;
E solo è seco il giovane Rugiero,
Senza alcuna arma, for che 'l brando a lato,
E dopo alcun parlar tutto cortese,
Voltò ciascuno e ben del campo prese.
Poi ritornarno con le lancie a resta
Quei dui baron, che avean cotanta possa,
Drizzando i lor ronzon testa per testa.
Ciascuna lancia a meraviglia è grossa,
Ma entrambe se fiaccarno con tempesta,
E l'uno a l'altro urtò con tal percossa,
Ch'e lor destrier posâr le groppe al prato,
Benché ciascun di subito è levato.
E via correndo come imbalorditi
Ne andarno a gran ruina quasi un miglio,
E credo che più avanti serian giti,
Ma fu dato a ciascun nel fren di piglio.
E duo baroni al tutto eran storditi,
E a l'uno e a l'altro uscia il sangue vermiglio
Di bocca e da l'orecchie e per il naso,
Tanto fu il scontro orribile e malvaso!
Or se vengono a dietro a passo a passo,
Ciascun di vendicar voluntaroso;
Poi spronarno e destrieri a gran fraccasso,
L'un più che l'altro a corso ruïnoso.
Alcun di lor non segna al scudo basso,
Ma dritto in fronte a l'elmo luminoso;
Le lancie de le prime eran più grosse,
Ma non restarno integre alle percosse.
Però che nel scontrar di quei baroni
Sino alla resta se fiaccarno, in tanto
Che non eran tre palmi e lor tronconi,
Né più che prima se donarno il vanto
De alcun vantaggio e forti campïoni,
E l'uno e l'altro è sangue tutto quanto;
E, come e lor destrier sian senza freno,
Ne andâr correndo un miglio, o poco meno.
Due lancie fece il re portare al prato,
Che avea il tempio de Amone, antiquo deo,
E, sì come da vecchi era contato,
Di Ercole l'uno, e l'altra fo de Anteo.
Bene era ciascun tronco smisurato:
Ognuna a sei bastasi portar feo;
Vedise adunque aperto in questo loco
Che la natura manca a poco a poco,
Se questi antiqui fôr tanto robusti,
Che avean forza per sei de quei moderni;
Ma non so se gli autor fosser ben giusti,
E scrivesseno il vero a' lor quaderni.
Or son portati al campo e duo gran fusti;
E guarda pur, se vôi: tu non discerni
Qual sia più forte, ché senza divaro
Di vena e di grossezza son al paro.
A Brandimarte fu dato la eletta:
Ciò volse il re Agramante per suo onore.
Ben vi so dir che ogniomo intorno aspetta
Veder che abbia più lena e più vigore.
Ma, mentre che ciascun di lor se assetta,
Di verso al fiume se ode un gran romore.
Fugge la gente trista e sbigottita:
Tutti venian cridando: - Aita! aita! -
Il re Agramante sì come era armato
Ver là se tira e lascia il gran troncone;
E Brandimarte a lui se pose a lato,
Per aiutarlo in ogni questïone.
Via vien fuggendo il popol sterminato;
Ed Agramante prese un ragazone,
Qual sopra ad un ronzone era a bisdosso
E senza briglia corre al più non posso.