- Ove ne andati? - diceva Agamante
- Ove ne andati, pezzi de bricconi? -
E quel rispose con voce tonante:
- Per beverare andavamo e ronzoni
Dietro a quel fiume che è quivi davante,
E là fummo assaliti da leoni,
Qual posti ce hanno in tal disaventura,
Che bene è paccio chi non ha paura.

Da trenta insieme sono, al mio parere,
Che ce assalirno con tanta tempesta,
Che de scampare apena ebbi il potere,
Ben che io gli vidi uscir de la foresta.
Che sia de gli altri, non potea vedere,
Perché giamai non ho volta la testa
A remirar quel che de lor se sia;
Or fa al mio senno, e tuotti anco te via. -

Il re sorrise e a Brandimarte volto
Gli disse: - Certo alquanto ho di dispetto
Che il piacer della giostra ce sia tolto,
Benché alla caccia avrem molto diletto. -
E Brandimarte, il qual non era stolto,
Rispose: - Il tuo comando sempre aspetto;
Sì che adoprame pure in giostra o in caccia,
Ch'io son disposto a far quel che ti piaccia. -

Il re dapoi mandò nella citate
Che a lui ne vengan cacciatori e cani,
De' qual sempre tenìa gran quantitate,
Segusi e presti veltri e fieri alani,
Ed altre schiatte ancora intrameschiate.
Or via ne vanno e tre baron soprani,
Brandimarte, Agramante e il bon Rugiero,
Per dare aiuto ove facea mestiero.

Ma ne la corte se lasciâr le danze,
Come il messo del re là su se intese,
E fuor portarno rete e speti e lanze,
E furvi alcun che se guarnîr de arnese,
Ché a cotal caccia vôle altro che cianze;
Né lepri o capre trova quel paese,
Ma pien son e lor monti tutti quanti
Di leoni e pantere ed elefanti.

E molte dame montarno e destrieri,
Con gli archi in mano ed abiti sì adorni,
Che ogniom le accompagnava volentieri,
E spesso avanti a lor facean ritorni.
E tutti e gran segnori e cavallieri
Uscîr sonando ad alta voce e corni:
Da lo abaglio de' cani e dal fremire
Par che 'l cel cada e 'l mondo abbia a finire.

Ma già Agramante e il giovane Rugiero
E Brandimarte, che non gli abandona,
Sopra a quel fiume ove è l'assalto fiero,
Ciascuno a più poter forte sperona;
E ben de esser gagliardi fa mestiero,
Ché ogni leone ha sotto una persona;
Alcuna è viva e soccorso dimanda,
E qual morendo a Dio se aricomanda.

A ciascadun di lor venne pietate,
E destinarno di donarli aiuto,
Avendo prima già tratte le spate:
Non vôle indarno alcun esser venuto.
Ecco un leon con le chiome arrizzate,
Maggior de gli altri, orribile ed arguto,
Che in su la ripa avea morto un destrero:
Quello abandona e vien verso Rugiero.

Rugier lo aspetta e mena un manroverso,
E sopra della testa l'ebbe aggionto,
E quella via tagliò per il traverso,
Ché tra gli occhi e l'orecchie il colse a ponto.
Ora ecco l'altro, ancora più diverso
E più feroce di quel che io vi conto,
Al re se aventa da la banda manca,
E l'elmo azaffa e nel scudo lo abranca.

E certamente il tirava de arcione,
Se non ne fosse il bon Rugiero accorto,
Qual là vi corse e gionselo al gallone,
Sì che de l'anche a ponto il fece corto.
Brandimarte ancor lui con un leone
Fatto ha battaglia, e quasi l'avea morto,
Quando se odirno e corni e' gran rumori
Di quella gente, e' cani e' cacciatori.