Ora cantando a ricontar non basto
Di loro e cridi grandi e la tempesta;
Tutte le fiere abandonarno il pasto,
Squassando e crini ed alciando la testa.
Quale avean morto, e qual è mezo guasto;
Pur li lasciarno, e verso la foresta,
Voltando il capo e mormorando d'ira,
A poco a poco ciascadun se tira.
Ma la gente che segue, è troppo molta,
E fa stornir del crido e il monte e il piano;
Dardi e saette cadeno a gran folta,
A benché la più parte ariva invano.
De quei leoni or questo or quel se volta,
Ma pur tutti alla selva se ne vano;
E il re cinger la fa da tutte bande:
Allor se incominciò la caccia grande.
La selva tutto intorno è circondata,
Che non potrebbe uscire una lirompa;
Più dame e cavallieri ha ogni brigata,
Che mostrava alla vista una gran pompa.
Il re dato avia loco ad ogni strata,
Né bisogna che alcun l'ordine rompa;
Alani e veltri a copia sono intorno,
Né se ode alcuna voce, o suon di corno.
Poi son poste le rete a cotal festa
Che spezzar non le può dente né graffa,
Indi e sagusi intrarno alla foresta:
Altro non si sentia che biffi e baffa.
Or se ode un gran fraccasso e gran tempesta,
Ché per le rame viene una ziraffa;
Turpino il scrive, e poca gente il crede,
Che undeci braccia avia dal muso al piede.
Fuor ne venìa la bestia contrafatta,
Bassa alle groppe e molto alta davante,
E di tal forza andava e tanto ratta,
Che al corso fraccassava arbori e piante.
Come fu al campo, intorno ha la baratta
De molti cavallieri e de Agramante
E molte dame che erano in sua schiera,
Onde fu alfine occisa la gran fiera.
Leoni e pardi uscirno alla pianura,
Tigri e pantere io non sapria dir quante;
Qual se arresta a le rete e qual non cura.
Ma pur fôr quasi morti in uno istante.
Or ben fece alle dame alta paura,
Uscendo for del bosco, uno elefante:
Lo autore il dice, ed io creder nol posso
Che trenta palmi era alto e vinti grosso.
Se il ver non scrisse a ponto, ed io lo scuso,
Ché se ne stette per relazïone.
Ora uscì quella bestia e col gran muso
Un forte cavallier trasse de arcione,
E più di vinti braccia gettò in suso,
Poi giù cadette a gran destruzïone,
E morì dissipato in tempo poco;
Ben vi so dir che gli altri gli dàn loco.
Via se ne va la bestia smisurata,
Né de arestarla alcun par che abbia possa;
La schiera ha tutta aperta ove è passata,
A benché de più dardi fu percossa,
Ma non fu da alcun ponto innaverata;
Tanto la pelle avea callosa e grossa
E sì nerbosa e forte di natura,
Che tiene il colpo come una armatura.
Ma già non tenne al taglio di Tranchera,
Né al braccio di Rugiero in questo caso;
A piedi ha lui seguita la gran fiera,
Ché il destrier spaventato era rimaso.
Tanto ha quello animale orribil ciera
Per grande orecchia e pel stupendo naso
E per li denti lunghi oltra misura,
Che ogni destriero avia di lui paura.
Ma, come vidde solo il giovanetto,
Che lo seguiva a piedi per lo piano,
Voltando quel mostazzo maledetto,
Qual gira e piega a guisa de una mano,
Corsegli adosso, per darli di petto;
Ma quel furore e lo impeto fu vano,
Perché Rugier saltò da canto un passo,
Tirando il brando per le zampe al basso.