Dice Turpin che ciascuna era grossa,
Come ène un busto d'omo a la centura.
Io non ho prova che chiarir vi possa,
Perché io non presi alora la misura;
Ma ben vi dico che de una percossa
Quella gran bestia cadde alla pianura:
Come il colpo avisò, gli venne fatto,
Ché ambe le zampe via tagliò ad un tratto.

Come la fiera a terra fu caduta,
Tutta la gente se gli aduna intorno,
E ciascun de ferirla ben se aiuta:
Ma il re Agramante già suonava il corno,
Perché oramai la sera era venuta,
E ver la notte se ne andava il giorno.
Or, come il re nel corno fu sentito,
Ogniomo intese il gioco esser finito.

Onde tornando tutte le brigate
Se radunarno ove il re se ritrova;
Tutti avean le sue lancie insanguinate,
Per dimostrar ciascun che fatto ha prova.
Le fiere occise non furno lasciate,
Benché a fatica ciascuna se mova;
Pur con ingegno e forza tutti quanti
Furno portati a' cacciatori avanti.

Da poi de cani un numero infinito
Era menato in quella cacciasone:
Qual da tigre o pantere era ferito,
E quale era straziato da leone.
Come io vi dissi, il giorno era partito,
Che fo diletto di molte persone,
Però che ciascadun, come più brama,
Chi va con questa, e chi con quella dama.

Qual de la caccia conta meraviglia,
E ciascadun fa la sua prova certa;
E qual de amor con le dame bisbiglia,
Narrando sua ragion bassa e coperta.
E così, caminando da sei miglia
Con gran diletto, gionsero a Biserta,
Ove parea che 'l celo ardesse a foco,
Tante lumiere e torze avea quel loco.

E dentro entrarno a gran magnificenzia,
Quasi alla guisa de processïone;
Omini e donne a tal appariscenzia
Per la citade stavano al balcone.
Brandimarte al castel prese licenzia
Per ritornar di fora al paviglione,
E benché il re il volesse retenire,
Per compiacerlo al fine il lasciò gire;

E dal nepote il fece accompagnare,
E da cinque altri. Lì con grande onore
La sera istessa il fece appresentare
De più vivande, ciascuna megliore;
E una sua veste gli fece arrecare,
Con pietre e perle di molto valore:
La veste è parte azurra e parte de oro,
Come il re porta, senza altro lavoro.

Poi l'altro giorno, come è loro usanza,
Una gran festa se ebbe ad ordinare,
E venne Fiordelisa in quella danza,
Ché Brandimarte e lei fece invitare.
Tre son vestiti ad una somiglianza,
Ché tal divisa altrui non può portare;
Brandimarte, Agramante con Rugiero
D'azurro e d'or indosso hanno il quartiero.

Standosi in festa ed ecco un tamburino
Vien giù del catafalco a gran stramaccio.
Per tutto traboccava quel meschino,
Ché ogni festuca gli donava impaccio,
O che la colpa fosse il troppo vino,
O che di sua natura fosse paccio;
Ma sopra al tribunal ove è Agramante,
Pur se conduce e a lui se pone avante.

Il re credendo de esso aver diletto,
Lo recevette con faccia ridente;
Ma, come quello è gionto al suo cospetto,
Batte la mano e mostrase dolente,
E diceva: - Macon sia maledetto,
E la Fortuna trista e miscredente,
Qual non riguarda cui faccia segnore,
Ed obedir conviensi a chi è peggiore!