Costui de Africa tutta è incoronato,
La terza parte del mondo possiede,
Ed ha cotanto popolo adunato
Che spaventar la terra e il cel si crede.
Or ne lo odor de algalia e di moscato
Tra belle dame il delicato siede,
Né se cura de guerra, o de altro inciampo,
Pur che se dica che sua gente è in campo.

Non si dièno le imprese avere a ciancia:
Seguir conviensi, o non le cominciare,
E fornir con la borsa e con la lancia,
Ma l'una e l'altra prima mesurare.
Così faccia Macon che il re de Francia
Te venga a ritrovar di qua dal mare,
Ché alor comprenderai poi se la guerra
Fia meglio in casa, o ver ne l'altrui terra. -

Parlando il tamburin, fo presto preso
Da la guarda del re che intorno stava,
Né fu però battuto, né ripreso,
Perché ebriaco ogniomo il iudicava.
Ma il re Agramante che lo ha ben inteso,
Gli occhi dolenti alla terra bassava;
Mormorando tra sé movia la testa,
E poi crucioso uscì fuor de la festa.

Onde la corte fo tutta turbata:
Langue ogni membro quando il capo dole;
La real sala in tutto è abandonata,
Né più se danza, come far se suole.
Il re la zambra avea dentro serrata:
Alcun compagno seco non vi vôle;
Pensando il grande oltraggio che gli è detto,
Se consumava de ira e de dispetto.

Poi, come l'altro giorno fo apparito,
Fece il consiglio ed adunò suo stato,
Dicendo come ha fermo e stabilito
Di fornire il passaggio che è ordinato;
E poi fa noto a tutti a qual partito
E da cui serà il regno governato,
Perché il vecchio Branzardo di Bugea
Vôl che a Biserta in suo loco si stea,

A lui dicendo: - Attendi alla iustizia,
E ben ti guarda da procuratori
E iudici e notai, ché han gran tristizia
E pongono la gente in molti errori.
Stimato assai è quel che ha più malizia,
E gli avocati sono anco peggiori,
Ché voltano le legge a lor parere;
Da lor ti guarda, e farai tuo dovere.

Il re di Fersa, Folvo, anche rimane,
E Bucifar, il re de la Algazera;
L'uno al diserto alle terre lontane,
E l'altro guarda verso la rivera.
Se forse qualche gente cristïane
Con caravella, o con fusta ligiera,
Over gli Aràbi te donino affanno,
Sia chi soccorra e chi proveda al danno. -

Dapoi gli fece consegnar Dudone,
Che era condotto de Cristianitate,
Dicendo a lui che lo tenga pregione,
Sì che tornar non possa in sue contrate;
Ma poi nel resto il tratti da barone,
Né altro gli manchi che la libertate.
Da poscia a Folvo e a Bucifar comanda
Che a Branzardo obedisca in ogni banda.

E perché ciò non sia tenuto vano,
Per la citate il fece publicare,
Ed a lui la bacchetta pose in mano,
La quale è d'oro, e suole esso portare.
Or se aduna lo esercito inumano:
Chi potrebbe il tumulto racontare
De la gente sì strana e sì diversa,
Che par che 'l celo e il mondo se sumersa?

Quando sentirno il passaggio ordinare,
Chi ne ha diletto, e chi n'avea spavento.
La gran canaglia se adunava al mare,
Per aspettar sopra le nave il vento.
Chi vôle odir l'istoria seguitare,
Ne l'altro canto lo farò contento,
E se gran cose ho contato giamai,
Seguendo le dirò maggiore assai.