Canto ventesimonono
La più stupenda guerra e la maggiore
Che racontasse mai prosa né verso,
Vengo a contarvi, con tanto terrore
Che quasi al cominciare io me son perso;
Né sotto re, né sotto imperatore
Fu mai raccolto esercito diverso,
O nel moderno tempo, o ne lo antico,
Che aguagliar si potesse a quel che io dico.
Né quando prima il barbaro Anniballe,
Rotto avendo ad Ibero il gran diveto,
Con tutta Spagna ed Africa alle spalle
Spezzò col foco l'Alpe e con lo aceto;
Né il gran re persïano in quella valle
Ove Leonida fe' l'aspro decreto,
Con le gente di Scizia e de Etïopia
Ebbe de armati in campo maggior copia,
Come Agramante, che sua gente anombra
Solo a la vista, senza ordine alcuno.
De le sue velle è tanto spessa l'ombra,
Che il mar di sotto a loro è scuro e bruno;
E sì l'un l'altro il gran naviglio ingombra,
Che fu mestier partirse ad uno ad uno,
Avendo il vento in poppa alla seconda.
Avanti a gli altri è Argosto di Marmonda:
Ne la sua nave è la real bandiera,
Che tutta è verde e dentro ha una Sirena.
Il re Gualciotto apresso di questo era,
Quale era ardito, e bella gente mena,
Ed era la sua insegna tutta nera,
Di bianche columbine al campo piena;
E Mirabaldo viene apresso a loro,
Che porta il monton nero a corne d'oro:
Il campo ove è il montone, è tutto bianco.
E da questi altri venìa longi un poco
Sobrin, che è re di Garbo, il vecchio franco,
Il qual portava in campo bruno il foco;
E dietro mezo miglio, o poco manco,
Il re de Arzila seguitava il gioco:
Il nome di costui fu Brandirago,
Che avea nel campo rosso un verde drago.
Dapoi Brunello, il re de Tingitana,
Avea la insegna di novo ritratta,
Più vaga assai de l'altre e più soprana,
Perché lui stesso a suo modo l'ha fatta;
Come oggi al mondo fa la gente vana,
Stimando generosa far sua schiatta
E le casate sue nobile e degne
Con far de zigli e de leoni insegne.
Così Brunel, la cui fama era poca,
Come intendesti, ché era re di novo,
Nel campo rosso avea depinta una oca,
Che avea la coda e l'ale sopra a l'ovo.
De ciò parlando lui con gli altri, gioca
- Ben - dicendo - fo antico, e ciò ti provo:
Ché lo evangelio, che è dritto iudicio,
Afferma che la oca era nel principio. -
Il re Grifaldo apresso a lui ne viene,
Che porta una donzella scapigliata,
E quella un drago per l'orecchie tiene:
Cotal divisa avea tutta la armata,
Benché sua insegna a questa non conviene,
Ché solo è nera e di bianco fasciata.
Il re di Garamanta era vicino,
Giovane ardito, e nome ha Martasino.
Costui portava nel campo vermiglio
Le branche e il collo e il capo de un griffone;
E dietro alla sua nave forse un miglio
Veniva il re di Septa, Dorilone,
Qual porta al campo azurro un bianco ziglio;
Poi Soridano, che porta il leone.
Il leon bianco in campo verde avia:
Costui ch'io dico, è re de la Esperia.