E re di Constantina, Pinadoro,
Venne, che al rosso la acquila portava,
Ch'è gialla, con due teste, in quel lavoro;
E poco apresso Alzirdo il seguitava,
Che ha la rosa vermiglia in campo d'oro;
E Pulïano alla bandiera blava
Segnata avea de argento una corona;
Franco è costui, che è re de Nasamona.
Né 'l re de la Amonìa ponto vi manca,
Benché sua gente è tutta pedochiosa,
Dico Arigalte da la insegna bianca,
Né dentro vi ha dipenta alcuna cosa.
Poi Manilardo, che porta la branca
Qual tutta è d'oro a l'arma sanguinosa:
La branca di cui parlo, è di leone.
La armata apresso vien di Prusïone.
De la Norizia è re quel Manilardo,
Questo altro de Alvarachie, ch'io vi conto.
Saper volete qual sia più gagliardo?
Né l'un né l'altro, a dirvelo ad un ponto.
Re di Canara, il qual venne ben tardo,
Ma pure apresso di questi altri è gionto,
Portava, se Turpin me dice il vero,
Nel campo verde un corvo tutto nero.
Era costui nomato Bardarico,
Che in occidente ha sua terra lontana.
Poi venne Balifronte, il vecchio antico,
E Dudrinasso, il re de Libicana;
Fo re di Mulga quel vecchio ch'io dico,
E porta in campo azurro una fontana;
E Dudrinasso alla bandiera e al scudo
Porta nel rosso un fanciulletto nudo.
E Dardinello, il giovanetto franco,
Ha le sue nave a queste altre congionte.
Il quartiero ha costui vermiglio e bianco,
Come suolea portare il padre Almonte;
E pur cotale insegna, più né manco,
Portava indosso ancora Orlando il conte.
Ma ad un di lor portarla costò cara;
Questo garzone è re de la Zumara.
Presso vi viene il forte Cardorano,
Il re di Cosca; e porta per insegna
Un drago verde, il quale ha il capo umano.
Da poi Tardoco, che in Alzerbe regna,
E seco Marbalusto, il re de Orano;
Quello avia al scudo una serpe malegna,
Che intorno avolto ha il busto tutto quanto,
Per non odire il verso de lo incanto.
E Marbalusto un capo de regina
Portava, intorno a quello una ghirlanda.
Poi Farurante, che è re di Maurina,
Che al scudo verde ha una vermiglia banda.
Alzirdo ha la sua armata a lui vicina
(In campo azurro avea d'oro una gianda);
E de Almasilla il re Tanfirïone,
Qual porta in bianco un capo di leone.
Or già vien de la corte il concistoro,
Che a quella impresa è tutta gente eletta;
Mordante avea il governo di costoro.
La prima armata vien di Tolometta,
Con due lune vermiglie in campo d'oro,
Che portava Mordante e la sua setta;
Costui fo grande e di persona fiero,
Filiol bastardo fo di Carogiero.
Da Tripoli seguia la gente franca:
Non fo di questa la più bella armata,
Né più fiorita; e, se nulla vi manca,
Da Rugier paladino era guidata.
Lui ne lo azurro avea l'acquila bianca,
Qual sempre da' suoi antiqui fu portata.
Da poi venìa la armata de Biserta,
Ove Agramante ha la sua insegna aperta.
Di Tunici ivi apresso era il naviglio,
E quel governa il vecchio Daniforte,
Omo saputo e di molto consiglio,
Gran siniscalco de la real corte.
Portava in campo verde un rosso ziglio
Costui, che viene in Franza a tuor la morte;
E poscia da Bernica e da la Rassa
L'una armata con l'altra insieme passa.