Di queste avea il governo Barigano,
Quale ha nutrito il re da piccolino,
E porta per insegna quel pagano
In campo rosso un candido mastino.
Dietro da tutti il gran re di Fizano,
Mulabuferso, ha preso il suo camino;
Lui porta divisato nel stendardo,
Come nel scudo, in campo azurro un pardo.

In cotal modo, come io vi discerno,
La grande armata in Spagna se disserra;
Il re Agramante ha de tutti il governo:
Non fu tal furia mai sopra la terra.
Come se aprisse il colmo de lo inferno,
Se far volesse al paradiso guerra,
E la sua gente uscisse tutta integra,
Qual con pallida faccia e qual con negra:

Morti e demonii, dico, tutti quanti,
Del fuoco uscendo e d'ogni sepultura,
Sarebbono a questi altri simiglianti,
Per contrafatte membra e faccia oscura.
Il stil diverso e i navigli son tanti,
Che cento miglia e più la folta dura,
Qual nel litto di Spagna se abandona,
E da Maliga tiene a Taracona.

Il re Agramante lui sotto Tortosa
Discese, ove il fiume Ebro ha foce in mare;
Là se adunò la gente copïosa,
E verso Franza prese a caminare
A gran giornate, senza alcuna posa.
Già la Guascogna sotto a loro appare,
Callando l'Alpe, e giù scendono al piano,
Sin che fôr gionti sopra a Montealbano.

Di sotto a quel castello, alla campagna,
Era battaglia più cruda che mai,
Però che il re di Franza e il re di Spagna,
Come di sopra già vi racontai,
Con lor persone e con sua corte magna,
E gente de' suoi regni pure assai,
Sono azuffati, e sopra di quel dosso
Corre per tutto il sangue un palmo grosso.

Là se vedea Ranaldo e Feraguto,
L'un più che l'altro alla battaglia fiero;
E il re Grandonio orribile e membruto
Avea afrontato il marchese Oliviero;
Ad alcun de essi non bisogna aiuto.
E Serpentino e il bon danese Ogiero
Se facean guerra sopra di quel piano;
E il re Marsilio contra a Carlo Mano.

Ma Rodamonte il crudo e Bradamante
Avean tra lor la zuffa più diversa;
Ché, come io dissi, il bon conte de Anglante
Avea de un colpo la memoria persa,
Quando il percosse il perfido africante,
Che tramortito a dietro lo riversa.
Tutta la cosa vi narrai a ponto,
Però trapasso e più non la riconto.

Se non che, essendo quella dama altiera
Ora affrontata al saracino ardito,
E durando la zuffa orrenda e fiera,
Il conte Orlando se fu risentito;
E ben serìa tornato volentiera
A vendicarse, come aveti odito:
Essendo dal pagan sì forte offeso,
Gli avria pan cotto per tal pasto reso.

Ma pur, temendo a farli villania,
Poi che era de altra mischia intravagliato,
Sua Durindana al fodro rimettia,
E, lor mirando, stavasi da lato.
Quel loco ove era la battaglia ria,
Posto è tra duo colletti in un bel prato,
Lontano a l'altra gente per bon spaccio,
Sì che persona non gli dava impaccio.

Tre ore, o poco più, stettero a fronte
La dama ardita e quel forte pagano;
E stando quivi a rimirare il conte,
Alciando gli occhi vidde di lontano
Quella gran gente che callava il monte,
E le bandiere poi di mano in mano,
Con tal romor che par che 'l cel ruine,
Tanta è la folta; e non se vede il fine.