Diceva Orlando: - O re del celo eterno,
Dove è questo mal tempo ora nasciuto?
Ché il re Marsilio e tutto suo governo
Di tanta gente non avrebbe aiuto.
Credo io che sono usciti dello inferno,
Benché serà ciascuno il mal venuto
E il mal trovato, sia chi esser si vôle,
Se Durindana taglia come suole. -

Così parlava con molta arroganza;
Verso quel monte ratto se distende.
Sopra del prato integra era una lanza:
Chinosse il conte e quella in terra prende,
Ché cotal cosa avea spesso in usanza.
Non so se lo atto a ponto ben s'intende;
Dico, stando in arcione, essendo armato,
Quella grossa asta su tolse del prato.

Con essa in su la coscia passa avante
Sopra de Brigliador, che sembra occello.
Ma ritornamo a dir del re Agramante,
Che, veggendo nel piano il gran zambello,
Forte allegrosse di cotal sembiante,
E fie' chiamarsi avante un damigello,
Qual fu di Constantina incoronato,
E Pinadoro il re fu nominato.

A lui comanda che vada soletto
Tra quelle gente e, senza altra paura,
Là dove il grande assalto era più stretto
E la battaglia più crudiele e dura,
Piglia qualche barone al suo dispetto,
Vivo lo porti a lui con bona cura;
O quattro o sei ne prenda ad un sol tratto,
Accioché meglio intenda tutto il fatto.

Re Pinadoro parte cavalcando,
E prestamente scese la gran costa;
Da poi, per la campagna caminando,
Non pone a speronare alcuna sosta,
Ma poco cavalcò che trovò Orlando,
Come venisse per scontrarlo a posta,
E disfidandol con molta tempesta
Se urtarno adosso con le lancie a resta.

Quivi de intorno non era persona,
Benché fosse la zuffa assai vicina;
L'un verso l'altro a più poter sperona
A tutta briglia, con molta ruina.
Ciascadun scudo al gran colpo risuona,
Ma cade a terra il re di Constantina;
Sua lancia andò volando in più tronconi,
E lui di netto uscì fuor de l'arcioni.

Orlando lo pigliò senza contese,
Poi che caduto fu de lo afferante,
Però che lui non fece altre diffese,
Né puote farle contra al sir de Anglante;
E seco ragionando il conte intese
Come quel ch'è nel monte è il re Agramante,
Che per re Carlo e Francia disertare
Con tanta gente avia passato 'l mare.

De ciò fu lieto il franco cavalliero:
Guardando verso il cel col viso baldo
Diceva: "O summo Dio, dove è mestiero,
Pur mandi aiuto e soccorso di saldo!
Ché, se non vien fallito il mio pensiero,
Serà sconfitto Carlo con Ranaldo,
Ed ogni paladin serà abattuto,
Onde io serò richiesto a darli aiuto.

Così lo amor di quella che amo tanto
Serà per mia prodezza racquistato,
E per la sua beltate oggi mi vanto
Che, se de incontro a me fosse adunato
Con l'arme indosso il mondo tutto quanto,
In questo giorno averòl disertato."
Ciò ragionava il conte in la sua mente,
E Pinadoro odìa de ciò nïente.

Ma il conte, vòlto a lui, disse: - Barone,
Ritorna prestamente al tuo segnore,
Se ti ha mandato per questa cagione
Che tu rapporti a lui tutto il tenore.
Dirai che il re Marsilio e il re Carlone
Fan per battaglia insieme quel furore,
E s'egli ha core ed animo reale,
Venga alla zuffa e mostri ciò che vale. -