Ove lo ardir che avesti, e quella fronte
Che dimostravi in quello giorno, quando
Con tal ruina giù callavi il monte
E che stimavi tanto poco Orlando?
Or questo che ti caccia non è il conte,
Che avevi morto e preso al tuo comando;
Questo non è colui che ha Durindana,
E pur ti caccia a guisa de puttana. -

Non guarda Martasino a tal parlare,
E ponto non l'intende e non l'ascolta,
Ché certamente aveva altro che fare,
Tanto Ranaldo lo menava in volta.
Ma il re Sobrin non stette ad aspettare:
Avendo ad ambe man sua spada còlta,
Percosse di gran forza il fio d'Amone
Sopra al cimier, che è un capo di leone.

Un capo di leone e il collo e il petto
Portava il pro' Ranaldo per cimiero,
Ma il re Sobrino il tolse via di netto,
Ché tutto il fraccassò quel colpo fiero;
Onde prese de ciò molto dispetto,
E volta a quel pagano il cavalliero;
Ma, mentre che si volta, Martasino
Percosse lui ne l'elmo de Mambrino.

Come ne l'alpe, alla selva men folta,
Da' cacciatori è l'orso circondato,
Quando l'armata è d'intorno aricolta,
Chi tra' davanti e chi mena da lato;
Lui lascia questo, e a quello altro si volta,
Ché de ciascun vôle esser vendicato,
E mentre che a girarse più se affretta,
Più tempo perde e mai non fa vendetta:

Cotale era Ranaldo in quel zambello,
Sendo condutto a quei pagani in mezo;
A lui sempre feriva or questo or quello,
Ed esso a tutti attende e fa 'l suo pezo.
Ciascuno de quei re sembrava ocello,
Come scrive Turpino, il quale io lezo;
Tanto eran presti e scorti nel ferire,
Ch'io nol posso mostrar, né in rima dire.

Come io vi dico, senza alcun riguardo
Qual dietro mena e qual tocca davante;
Ma quel bon cavallier sopra a Baiardo
Pur fa gran prove, e non potria dir quante.
Mentre ha tal zuffa il principe gagliardo,
Del monte era disceso il re Agramante,
E di tanta canaglia il piano è pieno,
Che par che al crido il mondo venga meno.

Poco davanti è Rugier paladino,
Daniforte vien dietro e Barigano,
Ed Atalante, quel vecchio indivino,
Mulabuferso, che è re di Fizano,
El re Brunello, il falso piccolino,
Mordante, Dardinello e Sorridano,
E seco Prusïone e Manilardo
E Balifronte, il perfido vecchiardo.

Re de Almasilla vien Tanfirïone:
Chi potria racordar tutti costoro?
Mancavi il re di Septa, Dorilone,
Che dietro ne venìa con Pinadoro.
Provato ha l'uno il figlio di Melone,
E l'altro è copïoso di tesoro:
Perché e ricchi ebban seguir tutti quanti,
Mandan gli arditi e' disperati avanti.

Per tal cagione indetro era rimaso
Il re di Constantina e quel di Cetta,
E ben confortan gli altri in questo caso
A gire avanti, ove è la folta stretta.
Ora me aiuta, ninfa di Parnaso,
Suona la tromba e meco versi detta;
Sì gran baruffa me apparecchio a dire,
Che senza aiuto io non potrò seguire.

Re Carlo tutto il fatto avea veduto,
E a' soi rivolto il franco imperatore
Dicea: - Filioli, il giorno oggi è venuto,
Che sempre al mondo ce può fare onore.
Da Dio dovemo pur sperare aiuto,
Ponendo nostra vita per suo amore,
Né perder se può quivi, al parer mio:
Chi starà contra noi, se nosco è Iddio?