Né vi spaventi quella gran canaglia,
Benché abbia intorno la pianura piena;
Ché poco foco incende molta paglia,
E piccol vento grande acqua rimena.
Se forïosi entramo alla battaglia,
Non sosterranno il primo assalto apena.
Via! Loro adosso a briglie abandonate!
Già sono in rotta; io il vedo in veritate. -
Nel fin de le parole Carlo Mano
La lancia arresta e sprona il corridore.
Or chi serìa quel traditor villano
Che, veggendo alla zuffa il suo segnore,
Non se movesse seco a mano a mano?
Qua se levò l'altissimo romore;
Chi suona trombe e chi corni, e chi crida:
Par che il cel cada e il mondo se divida.
Da l'altra parte ancora e Saracini
Facean tremar de stridi tutto il loco.
Correndo l'un ver l'altro son vicini:
Discresce il campo in mezo a poco a poco,
Fosso non vi è né fiume che confini,
Ma urtarno insieme gli animi di foco,
Spronando per quel piano a gran tempesta;
Ruina non fu mai simile a questa.
Le lancie andarno in pezzi al cel volando,
Cadendo con romore al campo basso,
Scudo per scudo urtò, brando per brando,
Piastra per piastra insieme, a gran fraccasso.
Questa mistura a Dio la racomando:
Re, caval, cavallier sono in un fasso,
Cristiani e Saracini, e non discerno
Qual sia del celo, qual sia de l'inferno.
Chi rimase abattuto a quella volta,
Non vi crediati che ritrovi iscampo,
Ché adosso gli passò quella gran folta,
Né se sviluppâr mai di quello inciampo;
Ma la schiera pagana in fuga è volta,
E già de' nostri è più de mezo il campo;
Ferendo e trabuccando a gran ruina,
Via se ne va la gente saracina.
Essendo da due arcate già fuggiti,
Pur li fece Agramante rivoltare;
Allora e nostri, in volta e sbigotiti,
Incominciarno il campo abandonare,
Fuggendo avanti a quei che avean seguiti:
Come intraviene al tempestoso mare,
Che il maestrale il caccia di riviera,
Poi vien sirocco, e torna dove egli era.
Così tra Saracini e Cristïani
Spesso nel campo se mutava il gioco,
Or fuggendo or cacciando per quei piani,
Cambiando spesso ciascaduno il loco,
Benché e signori e' cavallier soprani
Se traesseno a dietro a poco a poco.
Pur la gente minuta e la gran folta
Com'una foglia ad ogni vento volta.
Tre fiate fu ciascun del campo mosso,
Non potendo l'un l'altro sostenire.
La quarta volta se tornarno adosso,
E destinati son de non fuggire.
Petto con petto insieme fu percosso;
L'aspra battaglia e l'orrendo ferire
Or se incomincia e la crudel baruffa:
Questo con quello e quel con questo ha zuffa.
Re Pulicano e Ottone, il bono anglese,
Se urtarno insieme con la spada in mano;
Rugiero al campo de' Cristian distese,
Ciò fu Grifon, cugin del conte Gano.
Ricardo ed Agramante alle contese
Stettero alquanto sopra di quel piano,
Ma al fin lo trasse il saracin de arcione,
Poi rafrontò Gualtier da Monlïone,
E Barigano, el duca de Baiona,
E Gulielmier di Scoccia, Daniforte.
De Carlo Mano la real corona
Feritte in testa Balifronte a morte.
Re Moridano avea franca persona,
Né de lui Sinibaldo era men forte,
Sinibaldo de Olanda, il conte ardito:
Costor toccâr l'un l'altro a bon partito.