- Mentre ch'io parlo, - disse il vecchio - aspetta,
E poi farai di me quel che ti pare.
L'anima del tuo patre maledetta
Non può il mal fiume allo inferno passare,
Perché scordata se è la sua vendetta.
Sopra alla ripa stassi a lamentare:
Stassi piangendo e tien la testa bassa,
Ché ogni altro morto sopra li trapassa.

Il tuo patre Agrican, non so se 'l sai,
O nol saper te infingi per paura,
Dal conte Orlando occiso fo con guai:
A te del vendicar tocca la cura.
Tu fai morir chi non te offese mai,
E meni per orgoglio tanta altura;
Non è stimato, datelo ad intendere,
Chi offende quel che non si può deffendere.

Va, trova lui, che ti potrà respondere,
E mostra contra a Orlando il tuo furore.
La tua vergogna non si può nascondere:
Troppo è palese ogni atto de segnore.
Codardo e vile, or non ti dèi confondere
Pensando alla onta grande e il disonore
Qual ti fu fatto? E sei tanto da poco
Che hai faccia de apparire in alcun loco? -

Così cridava il vecchio ad alta voce,
Come io vi conto, e più volea seguire;
Se non che Mandricardo, il re feroce,
A lo ascoltar non puote sofferire.
Una ira sì rovente il cor li coce,
Che se convenne subito partire,
E ne la zambra se serrò soletto,
Di sdegno ardendo tutto e de dispetto.

Dopo molto pensar prese partito
Suo stato e tutto il regno abandonare.
Per non esser da altrui mostrato a dito
Giurò nella sua corte mai tornare,
Ma reputar se stesso per bandito
Sin che il suo patre possa vendicare;
Né a sé ritenne tal pensiero in petto,
Ma palesollo e poselo ad effetto.

Avendo a tutto il regno proveduto
Di bon governo de ottima persona,
Nel tempio de' suoi dei ne fo venuto,
E sopra al foco offerse la corona;
Poi se partì la notte scognosciuto,
Ed a fortuna tutto se abandona:
Senza arme, a piede, come peregrino
Verso ponente prese il suo camino.

Arme non tolse e non mena destriero,
Per non voler che al mondo fosse detto
Che alcuno aiuto a lui facea mestiero
Per vendicar sua onta e suo dispetto.
E lui prosume molto de legiero
De acquistarse arme e un bon destrier eletto,
Sì che ponga ad effetto el suo disegno
Sol sua prodezza, e non forza di regno.

Così, soletto sempre caminando,
Passò gli Armeni ed altra regïone,
E da un colletto un giorno remirando
Presso a una fonte vidde un paviglione.
Là giù se calla, nel suo cor pensando,
Se vi trova arme dentro né ronzone,
Per forza o bona voglia a ogni partito
Non se levar de là se non fornito.

Poiché fu gionto in su la terra piana,
Ne la cortina entrò senza paura.
Non vi è persona prossima o lontana,
Che abbia del pavaglion guarda né cura;
Solo una voce uscì de la fontana,
Qual gorgogliava per quella acqua pura,
Dicendo: - Cavallier, per troppo ardire
Fatto èi pregione, e non te poi partire. -

O che lui non odette, o non intese,
Alle parole non pose pensiero,
Ma per il pavaglione a cercar prese,
Se ivi trovasse né arme né destriero.
L'arme a un tapete tutte eran distese,
Ciò che bisogna aponto a un cavalliero;
E lì fuori ad un pino in su quel sito
Legato era un ronzon tutto guarnito.