La damigella prese un palafreno
Che ad un verde genevre era legato,
E caminando un miglio o poco meno
Passarno il colle e gionsero al bel prato,
Dicendo a lui la dama: - Intendi appieno,
Ché tutto il fatto ancor non te ho contato:
Acciò che intenda ben quel che hai a fare,
Col re Gradasso converrai giostrare.

Adesso del castello è campïone
E diffensore il re tanto membruto;
Cotale impresa prima ebbe Grifone,
Qual da lui poco avanti fu abattuto.
Se quel te vince, restarai pregione
Sin che altro cavallier ti doni aiuto;
Ma se lui getti sopra alla pianura,
Te provarai a l'ultima ventura.

Provar convienti al glorïoso acquisto
Di prender l'arme che fôrno di Ettòre;
Più forte incanto il mondo non ha visto,
E sino a qui ciascun combattitore
Ce è reuscito a tale impresa tristo,
Né par che gionga alcuno a tanto onore;
E tu la proverai, poiché èi venuto:
Fortuna o tua virtù ti darà aiuto. -

Così parlando gionsero al castello.
Mai non se vidde il più ricco lavoro:
Le mura ha de alabastro, e il capitello
De ogni torre è coperto a piastre d'oro.
Verdeggiava davanti un praticello
Chiuso de mirto e de rami de aloro
Piegati insieme a guisa di steccato,
E stavi dentro un cavalliero armato.

- El re Gradasso è quel che avanti appare -
Disse la dama - dentro a quel ridotto.
Ora con me non averai a fare,
Che sempre teco mi trovai di sotto. -
E Mandricardo, odendo tal parlare,
La vista a l'elmo se chiuse di botto;
Spronando a tutta briglia e gran tempesta,
A mezo il corso l'asta pose a resta.

Da l'altra parte il forte re Gradasso
Contra di lui se mosse con gran fretta.
Alcun de' duo corsier non mostra lasso,
Anci sembravan folgore e saetta,
E se incontrarno insieme a tal fraccasso,
Che par che nello inferno il cel si metta
E la terra profondi e la marina:
Odita non fu mai tanta ruina.

Ni quel ni questo se mosse de arcione,
E sì fiaccarno l'una e l'altra lanza,
Che sino a l'aria andava ogni troncone:
Un palmo integro d'esse non avanza.
Or veder se conviene il parangone
De' cavallieri e l'ultima possanza,
Perché, voltati con le spade in mano,
Se razuffarno insieme in su quel piano.

Cominciâr la battaglia orrenda e scura:
Già non mostrava un scherzo il crudo gioco,
Ché pure a riguardarlo era paura,
Perché a ogni colpo se avampava el foco.
A pezzi si ne andava ogni armatura,
Già ne era pieno il prato in ogni loco;
E lor pur drieto, e non guardano a quella:
Ciascuno a più furor tocca e martella.

Duo guerrier son costor di bona raccia,
E ben lo dimostravan ne lo aspetto:
Cinque ore e più durò tra lor la traccia;
Pervennero alla fine in questo effetto,
Che Mandricardo il re Gradasso abraccia
Per trarlo de lo arcione al suo dispetto,
E il re Gradasso a lui se era afferrato,
Sì che ne andarno insieme in su quel prato.

Non so se fu fortuna o fusse caso,
Quando caderno entrambi de lo arcione
Di sopra Mandricardo era rimaso,
E convenne a Gradasso esser pregione.
Già se ne andava il sol verso l'occaso
Allor che se finì la questïone,
E la donzella di cui vi ho parlato,
Con piacevol sembiante entrò nel prato;