Ed a Gradasso disse: - O cavalliero,
Vetar non pôsse quel che vôl fortuna;
Lasciar questa battaglia è di mestiero,
Perché la notte vene e il cel se imbruna.
Ma a te che hai vinto, tocca altro pensiero;
E dir ti so che mai sotto la luna
Fo sì strana ventura in terra o in mare,
Come al presente converrai provare.

Come di novo il giorno sia apparito,
Vedrai l'arme di Ettorre e chi le guarda;
Ora che il sole all'occidente è gito,
Entrar non pôi, ché l'ora è troppo tarda.
In questo tempo pigliaren partito
Che tua persona nobile e gagliarda
Qua sopra a l'erba prenda alcun riposo,
Sin che il sol se alci al giorno luminoso.

Dentro alla rocca non potresti entrare
(Di notte mai non se apre quella porta);
Tra fiori e rose qua pôi riposare,
Ed io vegliando a te farò la scorta.
Ben, se ti piace, te posso menare
Ove una dama grazïosa e accorta
Onora ciascaduno a un suo palagio,
Ma temo che ivi avresti onta e dannagio.

Perché un ladron, che Dio lo maledica!
Quale è gigante e nome ha Malapresa,
Alla donzella, come sua nemica,
Fa gran danno ed oltraggio ed ogni offesa;
Onde non pigliarai questa fatica,
Ché converresti seco aver contesa,
Né a te bisogna più briga cercare,
Perché domane avrai troppo che fare. -

Rispose Mandricardo: - In fede mia,
Tutto è perduto il tempo che ne avanza,
Se in amor non si spende o in cortesia,
O nel mostrare in arme sua possanza;
Onde io ti prego per cavalleria
Che me conduci dentro a quella stanza
Qual m'hai contata; e farem male, o bene,
Se Malapresa ad oltraggiar ce viene. -

Per compiacere adunque al cavalliero
La damigella se pose a camino.
Lei era a palafreno, esso a destriero,
Sì che in poca ora gionsero al giardino
Ove è posto il palagio del verziero,
Qual lustreggiava tutto quel confino;
Cotanti lumi accesi avea de intorno,
Che si cerniva come fusse il giorno.

Sopra alla porta del palagio altano
Era un verone adorno a meraviglia,
Ove si stava giorno e notte un nano,
Che di far guarda molto se assotiglia.
Come suonato ha il corno, a mano a mano
Corre de intorno tutta la famiglia;
E se egli è Malapresa, il rio ladrone,
Saette e sassi tran da ogni balcone.

Se egli è barone, o cavalliero errante,
Dece donzelle, ad onorare avezze,
Apron la porta e con lieto sembiante
Al cavallier fan festa e gran carezze;
E notte e giorno il servon tutte quante,
Con sì bon viso e tal piacevolezze
E con tanto piacere e tanta zoglia,
Che indi a partirse mai non li vien voglia.

Dunque a tal modo tra le dame accolto
Fu Mandricardo con faccia serena.
La dama del verzier con lieto volto
A braccio seco festeggiando il mena;
Né passeggiarno per la loggia molto,
Che con diletto se assettarno a cena,
Serviti alla real di banda in banda
De ogni maniera de ottima vivanda.

A lor davanti cantava una dama,
E con la lira a sé facea tenore,
Narrando e gesti antichi e di gran fama,
Strane aventure e bei moti d'amore;
E mentre che de odire avean più brama,
Odirno per la corte un gran romore.
- Ahimè! ahimè! - dicean - che cosa è questa,
Che 'l nano suona il corno a tal tempesta? -