Lor, scambiettando ad ogni lato, sguinceno,
Con salti dritti se innalciano a l'aria;
Così danzando, una canzon comincieno
Di nota arguta, consonante e varia;
E con le voci, ch'e stormenti vinceno,
Fan rintonar la tomba solitaria;
Poi ne la fin, tacendo tutte quante,
Se ingienocchiarno al cavalliero avante.

Quindi se fu levata una di quelle,
E Mandricardo comincia a lodare,
Ponendo sua virtù sopra alle stelle
Per questa impresa tanto singulare.
Come ella tacque, e due altre donzelle
Apresero il barone a disarmare,
E disarmato sotto alla sua scorta
Fuor de la tomba il misero alla porta.

Adosso poi gli posero un bel manto
De fina seta, ricamato a ziffere,
E perfumârlo apresso tutto quanto
De odor suavi e con acque odorifere;
E con festa ioconda e dolce canto,
Suonando tamburini e trombe e piffere,
Per una scala di marmoro ad aggio
Con lui se ritornarno entro al palaggio:

Nel bel palaggio, quale io ve contai,
Che avea il scudo di Ettorre alla gran piaza.
Quivi eran cavallieri e dame assai,
Chi canta e danza, e chi ride e sollaza:
Più regal corte non se vidde mai;
Ma, come apparve Mandricardo in faza,
Gli andarno contra, e a sumissimo onore
Lo riceverno a guisa de segnore.

Nel mezo a ricco seggio era la fata,
Che a sé davante Mandricardo chiede,
E disse: - Cavallier, questa giornata
Tal tesoro hai, che il simil non si vede.
Or se conviene agiongervi la spata,
E ciò mi giurarai su la tua fede:
Che Durindana, lo incantato brando,
Torai per forza de arme al conte Orlando.

E sin che tale impresa non sia vinta,
Giamai non posarà la tua persona,
Nulla altra spada portarai più cinta,
Né adornarai tua testa di corona;
L'aquila bianca a quel scudo dipinta,
Nulla alta enchiesta mai non la abandona,
Ché quella arma gentile e quella insegna
Sopra ad ogni altra de trïomfi è degna. -

Re Mandricardo allor con riverenzia,
Sì come piace a quella fata, giura;
E l'altre dame ne la sua presenzia
Tutte il guarnirno a ponto de armatura.
Come fu armato, allor prese licenzia,
Avendo tratta a fin l'alta aventura,
Per la qual più baron de summo ardire
Eron là presi, e non potean partire.

Ora uscirno le gente tutte quante,
Che gran cavalleria vi era pregione:
Isolieri il spagnolo e Sacripante,
Il re Gradasso e il giovane Grifone,
E sieco uscitte il fratello Acquilante.
Gente di pregio e di condizïone
Vi erano assai, e nomi de alta gloria,
Che non accade a dire in questa istoria.

Però che il re Gradasso e Mandricardo
Insieme se partirno in compagnia,
Né a ricontarvi molto serò tardo
Ciò che intravenne a loro in questa via.
Ben vi so dir che un par tanto gagliardo
Non fu in quel tempo in tutta Pagania;
Però faran gran cose e peregrine,
Prima che in Francia sian condotti a fine.

Ma Grifone e Aquilante altro camino
Presero insieme, perché eran germani,
E sapendo il lenguaggio saracino
Securi andarno un tempo tra' Pagani.
Or, cavalcando un giorno a matutino,
Due dame ritrovarno con duo nani;
L'una di quelle a bruno era vestita,
L'altra di bianco, candida e polita.