E similmente e nani e' palafreni
Di neve e di carbone avean colore;
Ma le donzelle avean gli occhi sereni,
Da trar col guardo altrui di petto il core,
Accoglimenti di carezze pieni,
Parlar suave e bei gesti d'amore;
Ed è tra queste tanta somiglianza,
Che l'una l'altra de nïente avanza.
E cavallier le dame salutaro
Chinando il capo con atto cortese:
Ma quelle l'una a l'altra se guardaro,
E la vestita a nero a parlar prese,
Dicendo alla compagna: - Altro riparo
Far non si può, ni fare altre diffese
Contra di quel che il cel destina e il mondo,
Come infinito è il suo girare a tondo.
Ma pur se puote il tempo prolungare
E far col senno forza a la fortuna:
Chi fece il mondo, lo potrà mutare,
E porre il sole in loco de la luna. -
- Prendiam dunque partito, se ti pare, -
Disse la bianca alla donzella bruna
- De ritener costor, poi che la sorte
Or gli conduce in Francia a prender morte. -
Queste parole insieme ragionando
Avean le dame, e non erono intese
Da quei duo cavallieri, insino a quando
La bianca verso de essi a parlar prese,
Dicendo loro: - Io me vi racomando:
Se la ragion per voi mai se diffese,
Se amate onore e la cavalleria,
Esser vi piaccia alla diffesa mia. -
Ciascun de' duo baron quasi ad un tratto
Proferse a quelle aiuto a suo potere.
Disse la bruna: - Ora intenditi il fatto,
Poi che inteso abbiam noi vostro volere.
Fermar vogliamo a fede questo patto,
Che una battaglia avrete a mantenere,
Insin che un cavallier sia al tutto morto
Il qual ce offende e villaneggia a torto.
Quel disleale è nominato Orilo,
E non è in tutto il mondo il più fellone;
Tiene una torre in su il fiume del Nilo,
Ove una bestia a guisa de dragone,
Che là viene appellata il cocodrilo,
Pasce di sangue umano e di persone.
Per strano incanto è fatto il maledetto,
Che de una fata nacque e de un folletto.
Com'io vi dico, nacque per incanto
Quella persona di mercè ribella,
Che questo regno ha strutto tutto quanto,
Perché ogni cavalliero o damigella,
Qual quivi gionga o passi in ogni canto,
Fa divorare a quella bestia fella.
Cercato abbiamo de un barone assai,
Che tragga il regno e noi de tanti guai.
Ma sino a qui rimedio non si trova
Né alcun riparo a tal destruzïone,
Ché quel da morte a vita se rinova
Per alta forza d'incantazïone.
Ora de voi se vederà la prova,
Ché ciascun mostra d'essere campïone
Per trare a fine ogn'impresa eminente,
Se a vostra vista lo animo non mente. -
A quei duo cavallier gran voglia preme
De provar questa cosa tanto istrana;
E, caminando con le dame insieme,
Girno alla torre, e poco era lontana.
Già se ode il maledetto che là freme
Come fa il mar quando esce tramontana;
Fremendo batte Orilo in forma e denti,
Che sembra un mar turbato a suon de venti.
Avea ne l'elmo per cimero un guffo
Cornuto, a penne e con gli occhi di foco,
E lui soffiava con orribil buffo;
Ma quei duo cavallieri il stimon poco,
Perché altre volte han visto il lupo in zuffo,
E stati sono a danza in altro loco,
Né stimono il periglio una vil paglia;
Onde il sfidarno presto alla battaglia.