Ma quel superbo non fece risposta,
Mosse con furia e la sua mazza afferra;
Né più fece Aquilante indugia o sosta,
Ma la sua lancia lascia andare a terra,
E poi col brando in mano a lui se accosta;
E tra lor cominciarno una aspra guerra,
Dando e togliendo e di sotto e di sopra,
E quel la maccia e questo il brando adopra.

Di quel ferir Grifone ha poca cura,
Ché era guarnito a piastre fatte ad arte,
Ma lui taglia al pagano ogni armatura,
Come squarciasse tegole di carte.
Gionselo un tratto a mezo la cintura,
E in duo cavezzi aponto lo diparte;
Così andò mezo a terra quel fellone,
Dal busto in giù rimase ne lo arcione.

Quel che è caduto, già non vi è chi lo alci,
Ma brancolando stava ne l'arena;
E il suo destrier traea terribil calci,
Facea gran salti e giocava di schiena,
Onde convien che il resto al prato balci.
Ma non fu gionto in su la terra apena,
Che un pezo e l'altro insieme se sugella,
E tutto integro salta ne la sella.

Se a quei baron parea la cosa nova,
Quale è incontrata, a dir non è bisogno,
Ché, avengaché Turpino a ciò me mova,
Io stesso a racontarla mi vergogno.
Disse Aquilante: - Io vo' veder la prova,
Se io faccio dadovero o pur insogno. -
Così dicendo adosso a quel si caccia,
E Orilo adosso a lui con la sua maccia.

E l'uno e l'altro a bon gioco lavora,
Benché disavantagio ha quel pagano,
Ché il gagliardo Aquilante in poco de ora
L'arme gli ha rotte e poste tutte al piano;
Essendo destinato pur che ei mora,
Abandona un gran colpo ad ambe mano
Sopra le spalle, alla cima del petto,
E il collo e il capo via tagliò di netto.

Ora ascoltati che stupendo caso:
La persona incantata e maledetta,
Colui, dico, che in sella era rimaso,
Par che la mazza a lato se rimetta,
E prende la sua testa per il naso,
E nel suo loco quella se rassetta;
Indi sua mazza ha presto in man ritolta,
E torna alla battaglia un'altra volta.

La bianca dama cominciava a ridere,
E disse ad Aquilante: - Bello amico,
Lascia costui, ché non lo puoi conquidere,
E credi a me che vero è quel ch'io dico:
Se in mille parte l'avesti a dividere,
E più minuto il tagli che il panìco,
Non lo potrai veder del spirto privo:
Spezato tutto, sempre sarà vivo. -

Disse Aquilante: - E' non fia mai sentito
Questo nel mondo o tal vergogna intesa,
Che ogni mio assalto non abbi finito,
Se ben me consumassi in fiama accesa;
E benché a questo non veda partito,
Sino alla morte seguirò la impresa.
Fia de mia vita poi quel che a Dio piace,
Ma con costui non vo' tregua ni pace. -

Così dicendo e turbato nel volto
Voltò ad Orril, ed hallo in terra a porre;
Ma quel ribaldo è già del campo tolto,
E rifuggito dentro da la torre.
Lo orrendo cocodrilo avea disciolto:
Fuor della porta quella bestia corre,
E dietro Orilo in sul cavallo armato:
Ben par che il campo tremi in ogni lato.

Come vide Grifon quello animale,
Qual vien correndo a quel fellone avante,
Mossesi ratto, come avesse l'ale,
Per dare aiuto al germano Aquilante.
Altra battaglia non fu mai cotale
Di tanto affanno e di fatiche tante
Quanto se puote in zuffa sostenire;
Ma ciò riserbo in l'altro canto a dire.