Se così preso avesse nella testa,
L'elmo avria rotto e trito come cenere,
Serìa compita ad un tratto la festa.
Come se schiazzan le nociole tenere,
Come se fiacca un ziglio alla tempesta,
O vero un fongo che al fango se genere,
Sì sciolto il capo avria, senza dissolvere
Le fibbie a l'elmo, e fatto tutto in polvere.

Ma lui non vede ove ponga la mano,
Per questo a caso l'ha nel scudo preso;
E dette un scosso sì crudo e villano,
Che a terra il re Gradasso andò disteso.
L'orco il prese a traverso a mano a mano,
Alla spelonca lo portò di peso;
Ben se dibatte invano e se dimena,
Pur l'orco il lega e pone alla catena.

Come legato l'ebbe, incontinente
Fuor de la tana di novo è venuto;
E Mandricardo si stava dolente,
Ché il suo caro compagno avia perduto.
Non avea brando il cavallier valente,
Però che aveva in sacramento avuto
Mai non portare alla sua vita brando,
Se non acquista quel del conte Orlando.

Chinosse e prese una gran pietra e grossa:
Bene è cinquanta libre, vi prometto;
E trasse quella di tutta sua possa,
E gionse lo orco proprio a mezo il petto.
Ma quel non teme ponto la percossa,
Anci l'ira gli crebbe e il gran dispetto;
Ove ebbe il colpo, con la man se tocca,
E, come un verro, ha la schiuma alla bocca.

E dietro al cavallier par che se metta,
Come un seguso a l'orme de una fiera.
Già Mandricardo ponto non lo aspetta,
Ché avea persona destra, atta e legiera.
Su corre al poggio, e sembra una saetta;
Quindi, fermato a megio la costiera,
Tra' un gran sasso tratto fuor del monte,
E quel percosse dritto nella fronte.

Quel sasso in mille parte se spezzò,
Ma fece poco male a quel perverso,
E già per questo non lo abandonò,
Ché non l'aveva mai di naso perso.
Mandricardo ne va quanto più può,
Cercando il monte a dritto ed a traverso,
Tanto che gionse a quello in su la cima,
E lo orco apresso; e quasi ancora in prima.

Non sa più che si fare il cavalliero,
Né a questa cosa sa prender partito;
Per ogni balza e per ogni sentiero
Questa malvagità l'avea seguito,
Né far bisogna ponto di pensiero
Aver con esso de diffesa un dito;
Ben gli tra' sassi e tronchi aspri e robesti,
Ma non ritrova cosa che lo aresti.

Torna correndo in giù, verso il vallone,
A benché indietro se voltava spesso,
Ed ecco avanti trova un gran burone:
Da cima al fondo tutto il monte è fesso.
Alor se tenne morto quel barone,
E per spazzato al tutto se è già messo;
Sopra alla balza a corso pieno è mosso,
Di là de un salto andò con l'arme in dosso.

Ed era larga più de vinti braccia,
Sì come altri estimar puote alla grossa;
Ma quel brutto orco che seguia la traccia,
Perch'era cieco non vidde la fossa,
Onde per quella a piombo giù tramaccia.
De intorno ben se odette la percossa,
Ché, quando gionse in su le lastre al fondo,
Parve che il cel cadesse e tutto il mondo.

Non dette la percossa sopra al letto,
Perché quella aspra ripa era molto alta,
E ben tre coste se fiaccò nel petto,
E quelle pietre del suo sangue smalta.
Diceva Mandricardo con diletto:
- Chi ponto stecca al segno mal si salta.
Or là giù ti riman in tua malora! -
Così dicendo più non se dimora.