Non avea tratto Bradamante un fiato,
Mentre che ragionava a lei Rugiero,
E mille volte lo avea riguardato
Giù dalle staffe fin suso al cimero;
E tanto gli parea bene intagliato,
Che ad altra cosa non avea il pensiero:
Ma disiava più vederli il viso
Che di vedere aperto il paradiso.

E stando così tacita e sospesa,
Rugier sogionse a lei: - Franco barone,
Volentier saprebbi io, se non ti pesa,
Il nome tuo e la tua nazïone. -
E la donzella, che è d'amore accesa,
Rispose ad esso con questo sermone:
- Così vedestù il cor, che tu non vedi,
Come io ti mostrarò quel che mi chiedi.

Di Chiaramonte nacqui e di Mongrana.
Non so se sai di tal gesta nïente,
Ma di Ranaldo la fama soprana
Potrebbe essere agionta a vostra gente.
A quel Ranaldo son sôra germana;
E perché tu mi creda veramente,
Mostrarotti la faccia manifesta -;
E così lo elmo a sé trasse di testa.

Nel trar de l'elmo si sciolse la treccia,
Che era de color d'oro allo splendore.
Avea il suo viso una delicateccia
Mescolata di ardire e de vigore;
E' labri, il naso, e' cigli e ogni fateccia
Parean depenti per la man de Amore,
Ma gli occhi aveano un dolce tanto vivo,
Che dir non pôssi, ed io non lo descrivo.

Ne lo apparir dello angelico aspetto
Rugier rimase vinto e sbigotito,
E sentissi tremare il core in petto,
Parendo a lui di foco esser ferito.
Non sa pur che si fare il giovanetto:
Non era apena di parlare ardito.
Con l'elmo in testa non l'avea temuta,
Smarito è mo che in faccia l'ha veduta.

Essa poi cominciò: - Deh bel segnore!
Piacciavi compiacermi solo in questo,
Se a dama alcuna mai portasti amore,
Ch'io veda il vostro viso manifesto. -
Così parlando odirno un gran rumore;
Disse Rugiero: - Ah Dio! Che serà questo? -
Presto se volta e vede gente armata,
Che vien correndo a lor per quella strata.

Questi era Pinadoro e Martasino,
Daniforte e Mordante e Barigano,
Che avean posto uno aguato in quel confino
Per pigliar quei che in rotta se ne vano.
Come gli vidde il franco paladino,
Verso di lor parlando alciò la mano,
E disse: - Stati saldi in su il sentiero!
Non passati più avanti! Io son Rugiero. -

In ver da la più parte e' non fu inteso,
Perché cridando uscia de la foresta.
E Martasin, che sempre è de ira acceso,
Subito gionse e parve una tempesta.
A Bradamante se ne va disteso,
E ferilla aspramente nella testa;
Non avea elmo la meschina dama,
Ma sol guardando al celo aiuto chiama.

Alciando il scudo il capo se coperse,
Ché non volse fuggir la dama vaga.
Re Martasino a quel colpo lo aperse,
E fece in cima al capo una gran piaga.
Già Bradamante lo animo non perse,
E riscaldata a guisa d'una draga
Ferisce a Martasin di tutta possa;
Ma Rugier gionse anch'esso alla riscossa.

E Daniforte cridava: - Non fare!
Non far, Rugier, ché quello è Martasino! -
Già Barigano non stette a cridare,
Ché odio portava occulto al paladino,
Ed avea voglia di se vendicare,
Però che un Bardulasto, suo cugino,
Fo per man di Rugier di vita spento;
Ma lui lo avea ferito a tradimento.