Armato come io dico, il saracino
Tenea sovente la dama aticciata;
Or corre, e volta poi che gli è vicino,
Or da traverso mena una lanciata.
Ecco la dama ha visto Martasino,
Che al suo Rugier ferisce della spata:
Di dietro il tocca, sopra delle spalle,
E ben si crede di mandarlo a valle.
Ma Bradamante vi gionse a quel ponto
Che Rugiero ebbe il colpo smisurato;
Balordito era e sì come defonto
Al col del suo destrier stava abracciato.
Or bene a tempo è quel soccorso agionto,
Perché certo altrimente era spacciato;
Ma come gionse, la dama felice
Parve un falcone entrato a le pernice.
Insieme Martasino e Pinadoro
A lei voltarno, e gionsevi Mordante
E Daniforte, e molti altri con loro:
Chi la tocca di dietro, e chi davante.
Ma lei, che di prodezza era un tesoro,
Dispreza l'altre gente tutte quante;
Tocca sol Martasino e quel travaglia,
Né cura il resto che de intorno abaglia.
Tanto adirata è la dama valente,
Che Martasin conduce a rio partito;
La sua prodezza a lui giova nïente,
Spezzato ha l'elmo e nel petto è ferito.
Né vi giova il soccorso de altra gente;
La dama nel suo core ha statuito
Che ad ogni modo in questa zuffa e' mora,
E ben col brando a cerco gli lavora.
Al fin turbata e con molta tempesta
De coprirse col scudo non ha cura,
E ferillo a due man sopra alla testa:
Divide il capo e parte ogni armatura.
Quella tagliente spada non se arresta,
Ché tutto il fende insino alla centura;
Nel tempo che a quel modo lo divide,
Rugier rivenne e quel bel colpo vide.
Torna alla zuffa il giovanetto forte,
Sì rosso in vista che sembrava un foco:
Guardative, Pagan, ché el vien la morte!
A zaro il resto, ormai non vi è più gioco.
E ben se avide il falso Daniforte
Che il contrastar più qua non avea loco:
Già morto è Martasino e Barigano,
Quaranta e più de gli altri sono al piano.
Esso è rimaso e seco Pinadoro,
Circa ad otto altri ancora, con Mordante.
Tagliava allora il capo a un barbasoro
La dama, e gli altri avea morti davante.
Intanto insieme consigliâr costoro
Che Daniforte attenda a Bradamante
E conducala via, mostrando fuggere,
Gli altri Rugiero attendano a destruggere.
Era già gionto il giovanetto al ballo,
E stranamente incominciò la danza,
Ché incontrò un rebatin sopra al cavallo,
E tutto lo partì sino alla panza.
Non avea intorno pezzo di metallo,
Perché era armato pure a quella usanza,
Moresca, dico, essendo Genoese:
Ma con la fede avea cambiato arnese.
Rugier lo occise, e un altro a canto ad esso.
Né Bradamante ancora se posava;
Ma Daniforte occultamente apresso
Di lei se fece e sua lancia menava.
Là dove il sbergo alla giontura è fesso,
Colse, ma poco dentro ve ne entrava,
Ché forte mai non mena quel che dubita:
La dama se voltò turbata e subita.
Già Daniforte ponto non la aspetta,
Né star con seco a fronte gli bisogna;
Lei con li sproni il suo destriero afretta,
Ché voglia ha di grattare a quel la rogna.
Serìa scappato come una saetta,
Ma non volea, quel pezzo di carogna,
Che va trottone e lamentase ed urla,
Mostrando stracco sol per via condurla.