Gli altri a Rugiero intorno combattevano,
Io dico Pinadoro e il re Mordante,
Che circa a sei de' suoi ancor vi avevano,
E di dietro il toccavano e davante,
Usando ogni vantaggio che sapevano.
Ma lascio loro e torno a Bradamante,
Che dietro a Daniforte invelenita
Lo vôl seguire a sua vita finita.

E quel malvaggio spesso se rivolta,
Aspettala vicino, e poi calcagna,
E per un pezzo fugge alla disciolta,
Poi va galoppo e il corso risparagna,
Tanto che di quel loco l'ebbe tolta,
E furno usciti fuor de la campagna,
Che tutta è chiusa de monti de intorno,
Ove era stata la battaglia il giorno.

Il falso saracin monta a la costa
E scende ad un bel pian da l'altro lato.
Bradamante lo segue, ché è disposta
Non lo lasciar se non morto o pigliato;
E non prendendo al lungo corso sosta,
Il suo destriero afflitto ed affannato,
Sendo già in piano, al transito d'un fosso,
Non potendo più andar gli cade adosso.

E Daniforte, che sentì il stramaccio,
Presto se volta, e stracco non par più,
Dicendo: - Cristïan, di questo laccio
Ove èi caduto, non uscirai tu. -
Or Bradamante col sinistro braccio
Pinse il ronzon da lato, e levò su,
E forte crida: - Falso saracino,
Ancor non m'hai legata al tuo domìno. -

Pur Daniforte de intorno la agira,
E de improviso spesso la assalisse;
Or mostra de assalirla, e se ritira,
Ed a tal modo il falso la ferisse.
La dama gionta a l'ultimo se mira,
E tacita parlando fra sé disse:
"Io spargo il sangue e l'anima se parte,
Se io non colgo costui con la sua arte."

Così con seco tacita parlava,
Mostrandosi ne gli atti sbigotita,
Né molta finzïon gli bisognava,
Però che in molte parte era ferita,
E il sangue sopra l'arme rosseggiava.
Or, mostrando cadere alla finita,
Andar se lascia e in tal modo se porta,
Che giuraria ciascun che fusse morta.

E quel malicïoso ben se mosse,
Ma de smontare a terra non se attenta,
E prima con la lancia la percosse
Per veder se de vita fusse ispenta;
La dama lo sofferse e non se mosse,
E quello smonta e lega la iumenta;
Ma come Bradamante in terra il vede,
Non par più morta e fu subito in piede.

Ora non puote il pagan maledetto,
Come suoleva, correre e fuggire;
La dama il capo gli tagliò di netto
E lasciòl possa a suo diletto gire.
La ombra era grande già per quel distretto,
E cominciava il celo ad oscurire:
Non sa quella donzella ove se sia,
Ché condotta era qua per strana via.

Per boschi e valle, e per sassi e per spine
Avea correndo il pagan seguitato,
E non vedeva per quelle confine
Abitacolo o villa in verun lato.
Salitte sopra la iumenta in fine,
E caminando uscitte di quel prato;
Ferita e sola, a lume de la luna
Abandonò la briglia alla fortuna.

Lasciamo andare alquanto Bradamante,
Poi di lei seguiremo e soa ventura,
E ritorniamo ove io lasciai davante
Rugier lo ardito alla battaglia dura.
Il re di Constantina con Mordante,
Che non han di vergogna alcuna cura,
Gli sono intorno per farlo cadere,
E ciascun de essi tocca a più potere.