Oh chi vedesse il giovanetto ardito,
Come a ponto divide il tempo a sesto,
Che non ne perde nel ferire un dito!
Or quinci or quindi tocca, or quello or questo;
Apena par che l'uno abbia ferito,
Che volta a l'altro, e mena così presto
Che con minor distanzia e tempo meno
Fulmina a un tratto e seguita il baleno.
E per non vi seguir sì lunga traccia,
La cosa presto presto vi disgroppo.
Mordante, che assalirlo se procaccia,
Ebbe tra questo assalto un strano intoppo:
Fu ferito a traverso nella faccia,
E via volò de l'elmo tutto il coppo;
Meza la testa è ne lo elmo che vola,
Rimase il resto al busto con la gola.
Non avea fatto questo colpo apena,
Che a Pinador voltò, che era da lato,
E nel voltarse lo assalisce e mena;
Ma quello era già tanto spaventato,
Che parea un veltro uscito di catena,
Fuggendo a tutta briglia per il prato.
Fuggito essendo per sassi e per valle,
Rugier gli tolse il capo dalle spalle.
Era già il sole allo occidente ascoso,
Quando finita è la battaglia dura;
Allor guardando il giovane amoroso
Di Bradamante cerca e di lei cura,
Né trova nel pensiero alcun riposo.
Per tutto a cerco è già la notte oscura:
Veder non può colei che cotanto ama,
Ma guarda intorno e ad alta voce chiama.
Passando per costiere e per valloni,
Trovò duo cavallieri ad un poggetto,
E sentendo il scalpizzo de' ronzoni
Prese alcuna speranza il giovanetto;
Ma come a lui parlarno que' baroni,
Che il salutarno de animo perfetto,
Tanto cordoglio l'animo gli assale,
Che non rispose a lor ni ben ni male.
- Costui certo debbe esser un villano,
Che avrà spogliato l'arme a qualche morto! -
Disser que' duo; ma il giovanetto umano
Rispose: - Veramente io ebbi il torto.
Amor, che ha del mio cor la briglia in mano,
Me ha da lo intendimento sì distorto,
Che quel che esser soleva, or più non sono,
E del mio fallo a voi chiedo perdono. -
Disse un de' duo baroni: - O cavalliero,
Se inamorato sei, non far più scusa:
Tua gentilezza provi de legiero,
Perché in petto villano amor non usa;
E se di nostro aiuto hai de mestiero,
Alcun di noi servirti non recusa. -
Rispose a lui Rugiero: - Ora mi lagno,
Perché ho perduto un mio caro compagno.
Se lo avesti sentito indi passare,
Mostratimi il camin per cortesia;
Per tutto il mondo lo voglio cercare:
Senza esso certo mai non viveria. -
Così dicea Rugiero, e palesare
Altro non volse, sol per zelosia;
Però che il dolce amore in gentil petto
Amareggiato è sempre di sospetto.
Negarno e duo baroni aver sentito
Passare alcuno intorno a quel distretto,
E ciascadun di lor si è proferito
De accompagnar cercando il giovanetto;
Ed esso volentier prese lo invito,
Ché se trovava in quel loco soletto,
Dico in quel monte diserto e salvatico,
Ed esso del paese era mal pratico.
Tutti e tre insieme adunque cavalcando,
Avosavano intorno spessamente,
Per ogni loco del monte cercando
Tutta la notte, e trovarno nïente.
E già veniva l'alba reschiarando,
La luce rosseggiava in orïente,
Quando un de quei baron tutto se affisse
Mirando il scudo de Rugiero, e disse: