- Chi vi ha concessa, cavallier, licenzia
Portar depenta al scudo quella insegna?
Il suo principio è di tanta eccellenzia,
Che ogni persona de essa non è degna.
Ciò vi comportarò con pacïenzia,
Se tal virtù nel corpo vostro regna,
Che alla battaglia riportati lodo
Contro di me, che l'ho acquistata e godo. -
Disse Rugiero: - Ancor non mi ero accorto
Che quella insegna è fatta come questa;
E veramente la portati a torto,
Se non siamo discesi de una gesta;
Onde vi prego molto e vi conforto
Che tal cosa facciati manifesta:
Ove acquistasti tale insegna e come,
E quale è vostra stirpe e vostro nome. -
Disse colui: - Da parte assai lontane
A vostra stirpe credo esser venuto;
Tartaro sono e nacqui de Agricane,
Mio nome ancora è poco cognosciuto.
Per forza de arme ed aventure istrane
In Asia conquistai questo bel scuto;
Ma a che bisogna dare incenso a' morti?
Chi ha più prodezza, quello scudo porti. -
Rugier, poi che lo invito ebbe accettato,
Giva il nimico a cerco rimirando:
Vide che spata non avea a lato,
E disse a lui: - Voi sete senza brando:
Come faremo, ché io non sono usato
Giocare a pugni? E però vi adimando
Quale esser debba la contesa nostra:
Brando non vi è né lancia per far giostra. -
Rispose il cavallier: - Mai non vien manco
Fortuna de arme a franco campïone;
Le vostre acquistarò, se io non mi stanco:
Acquistar le voglio io con un bastone.
Portar non posso brando alcuno al fianco,
Se io non abatto il figlio di Melone,
Però che Orlando, la anima soprana,
Tien la mia spata, detta Durindana. -
L'altro compagno di quel cavalliero
(Che era Gradasso, ed esso è Mandricardo)
Presto rispose: - E' vi falla il pensiero,
Perché quel brando del conte gagliardo
Sì non acquistareti de legiero,
Ché gionto seti a tale impresa tardo,
E serìa vostra causa disonesta:
Prima di voi io venni a questa inchiesta.
Cento cinquanta millia combattanti
Condussi in Francia fin de Sericana;
Tante pene soffersi, affanni tanti,
Per acquistare il brando Durindana!
Par che il mercato sii fatto a contanti,
Così faceti voi la cosa piana;
Ma prima che il pensier vostro se adempia,
Farò scadervi l'una e l'altra tempia.
Né vi crediati senza mia contesa
Aver per zanze quel brando onorato. -
E Mandricardo di collera accesa
Disse: - Io so che di zanze è bon mercato:
Or vi aconciati e prendeti diffesa. -
Così dicendo ad uno olmo in quel prato
Un grosso tronco tra le rame scaglia,
E quel sfrondando viene alla battaglia.
Gradasso il brando pose anco esso in terra,
E spiccò presto un bel fusto di pino;
L'un più che l'altro gran colpi disserra
E fuor de l'arme scuoteno il polvino.
Stava Rugiero a remirar tal guerra
E scoppiava de riso il paladino,
Dicendo: - A benché io non veda chi màsini,
Quel gioco è pur de molinari e de asini. -
Più fiate volse la zuffa partire:
Come più dice, ogniom più se martella.
Eccoti un cavalliero ivi apparire
Accompagnato da una damigella.
Rugier da longi lo vidde venire;
Fassegli incontro e con dolce favella
Espose a lui ridendo la cagione
Perché faceano e duo quella tenzone.