Dicea Rugiero: - Io gli ho pregati in vano,
Ma di partirli ancor non ho potere.
Per la spata de Orlando, che non hano,
E forse non sono anco per avere,
Tal bastonate da ciechi se dano,
Che pietà me ne vien pur a vedere:
E certo di prodezza e di possanza
Son due lumiere agli atti e alla sembianza.
Ma voi diceti: onde seti venuto?
Perché, se io non me inganno nel sembiante,
Mi pare altrove avervi cognosciuto:
Se bene amento, in corte de Agramante. -
Rispose il cavalliero: - Io ve ho veduto
Di certo quando io venni di Levante.
Io ve vidi a Biserta, questo è il vero;
Son Brandimarte, e voi seti Rugiero. -
Incontinente insieme se abbracciarno,
Come se ricognobbero e baroni,
E parlando tra lor deliberarno
De ispartir quella zuffa de bastoni.
Ebbero un pezzo tal fatica indarno,
Ché sì turbati sono e campïoni,
Che per ragione o preghi non se voltano:
L'un l'altro tocca, e ponto non ascoltano.
Pur Brandimarte, a cenni supplicando,
Fece che sue parole furno odite,
Dicendo a lor: - Se desïati il brando
Per il quale è tra voi cotanta lite,
Condur vi posso ov'è al presente Orlando:
Là fìen vostre contese diffinite.
Or sì ve ha tolto l'ira il fren di mano,
Che per nïente combattete in vano.
Ma se traeti il campïon sereno
Di certa incantason dolente e trista,
Lui di battaglia a voi non verrà meno;
Sia Durindana poi di chi l'acquista.
Se il mondo è ben di meraviglia pieno,
Una più strana mai non ne fu vista
Di questa ove ora vado, per provare
Se indi potessi Orlando liberare. -
Gradasso e Mandricardo, odendo questo,
Lasciâr la pugna più che volentiera,
Pregando Brandimarte che pur presto
Gli volesse condurre ove il conte era.
Esso rispose: - Ora io vi manifesto
Che vicino a due leghe è una riviera,
Qual nome ha Riso, e veramente è un pianto;
Dentro vi è chiuso Orlando per incanto.
Uno indovino, a cui molto è creduto,
In Africa m'ha questo apalesato;
E perciò in questo loco ero venuto
A liberarlo, come disperato.
Bastante non ero io; ma il vostro aiuto,
Come io comprendo, il cel me ha destinato,
E so che ogniom di voi passaria il mare
Per tuore impresa tanto singulare. -
Ciascun de' duo baroni ha più desio
Di ritrovarsi presto alla fiumana.
Dicea Rugiero: - E dove rimango io,
Se ben non cheggio Orlando o Durindana? -
Più non dico ora. Il grave incanto e rio
Farò palese e la aventura istrana,
E come tratto for ne fosse Orlando;
Cari segnori, a voi me racomando.
Canto settimo
Più che il tesoro e più che forza vale,
Più che il diletto assai, più che l'onore,
Il bono amico e compagnia leale;
E a duo, che insieme se portano amore,
Maggior li pare il ben, minore il male,
Potendo apalesar l'un l'altro il core;
E ogni dubbio che accada, o raro, o spesso,
Poterlo ad altrui dir come a se stesso.