Che giova aver de perle e d'ôr divizia,
Avere alta possanza e grande istato,
Quando si gode sol, senza amicizia?
Colui che altri non ama, e non è amato,
Non puote aver compita una letizia;
E ciò dico per quel che io vi ho contato
Di Brandimarte, che ha passato il mare
Sol per venire Orlando ad aiutare.
Di Biserta è venuto il cavalliero
Per trare il conte fuor de la fiumana;
Il re Gradasso e Mandricardo altiero
Avea richiesti a quella impresa strana.
- Ma dove rimango io? - dicea Rugiero
- Se ben non chieggio a Orlando Durindana,
Se ben seco non voglio aver contesa,
Venir non debbo a sì stupenda impresa? -
- Esser conviene il numero disparo, -
Rispose Brandimarte - a quel che io sento;
Condurvi tutti quanti avrebbi a caro,
Ma nol concede questo incantamento;
Ed io non vedo a ciò meglior riparo
Che per la sorte fare esperimento.
Ecco una pietra bianca ed una oscura:
Chi avrà la nera, cerchi altra ventura. -
Ciascun de stare a questo fo contento,
Così gettarno la ventura a sorte,
E Mandricardo fuor rimase ispento,
E quindi se partì dolente a morte.
Turbato se ne va, che sembra un vento,
Per piano e monte caminando forte.
Tanto andò, che a Parigi gionse un giorno,
Ove Agramante ha già lo assedio intorno.
Di fuor ne l'oste, io dico de Agramante,
Fu ricevuto a grandissimo onore.
Ma di lui non ragiono ora più avante,
Perché io ritorno nel primo tenore
A ricontarvi del conte de Anglante,
Che se ritrova preso in tanto errore
Tra le Naiàde al bel fiume del Riso;
Or odeti la istoria che io diviso.
Queste Naiàde ne l'acqua dimorano
Per quella solacciando, come il pesce,
E per incanto gran cose lavorano,
Ché ogni disegno a lor voglia rïesce.
De' cavallier sovente se inamorano,
Ché star senza uomo a ogni dama rencresce,
E di tal fatte assai ne sono al mondo;
Ma non si veggion tutti e fiumi al fondo.
Queste ne l'acque che il Riso se appella,
Avean composto de oro e di cristallo
Una mason, che mai fu la più bella,
E là si stavon festeggiando al ballo.
Già vi contai di sopra la novella,
Quando discese Orlando del cavallo
Per rinfrescarse a l'onde pellegrine;
Ciò vi contai de l'altro libro al fine.
E come tra le dame fu raccolto
Con molta zoia e grande adobamento;
Quivi poi stette libero e disciolto,
Preso de amore al dolce incantamento,
A l'onde chiare specchiandosi il volto,
Fuor di se stesso e fuor di sentimento;
E le Naiàde, allegre oltra misura,
Solo a guardarlo aveano ogni lor cura.
Però di fuora, in cerco alla rivera,
Per arte avean formato un bosco grande,
Ove stava di pianta ogni mainera,
Ilice e quercie e soveri con giande:
L'arice e teda e l'abete legera
Di grado in grado al ciel le fronde spande,
Che sotto a sé facean l'aere oscuro;
Poi for del bosco se agirava un muro.
Questa cinta era fabricata intorno
Di marmi bianchi, rossi, azurri e gialli,
Ed avea in cima un veroncello adorno
Con colonnette di ambre e de cristalli.
Ora a quei cavallier faccio ritorno,
Che vengon senza suoni a questi balli,
Né san de le Naiàde la mala arte:
Dico Rugier, Gradasso e Brandimarte,