E Fiordelisa, che seco favella
Di questa impresa e molto li conforta.
Gionsero in fine a la muraglia bella,
Qual di metallo avea tutta la porta.
Sopra alla soglia stava una donzella,
Come a guardarla posta per iscorta,
E tenea un breve, scritto da due bande,
Con tal parole e con lettere grande:

' Desio di chiara fama, isdegno e amore
Trovano aperta a sua voglia la via.'
Questi duo versi avea scritti di fuore,
Poi dentro in cotal modo se leggia:
'Amore, isdegno e il desïare onore
Quando hanno preso l'animo in balìa,
Lo sospingon avanti a tal fraccasso,
Che poi non trova a ritornare il passo.'

Gionti quivi e baron, come io vi ho detto,
La dama con la mano il breve alciava,
E fo da tutti lor veduto e letto
Da quella banda che se dimostrava.
Adunque e cavallier senza sospetto
Passâr, ché alcun la strata non vetava;
Con Fiordelisa entrarno tutti quanti,
Ma per la selva andar non ponno avanti.

Però che quella molto era confusa
De arbori spessi ed alti oltra misura;
La porta alle sue spalle era già chiusa,
Che più facea parer la cosa scura;
Ma Fiordelisa, tra gli incanti adusa,
- Non abbiati - dicia - de ciò paura;
A ogni periglio e loco ove si vada,
Il brando e la virtù fa far la strada.

Smontati de li arcioni, e con le spate
Tagliando e tronchi, fative sentiero;
E se ben sorge alcuna novitate,
Non vi turbati ponto nel pensiero.
Vince ogni cosa la animositate,
Ma condurla con senno è di mestiero. -
Così dicea la dama; onde e baroni
Smontano al piano e lasciano e ronzoni.

Smontati tutti e tre, come io vi disse,
Rugier nel bosco fo il primo ad entrare,
Ma un lauro il suo camin sempre impedisse,
Né a' folti rami lo lascia passare;
Onde la mano al brando il baron misse
E quella pianta se pose a tagliare,
Dico del lauro, che foglia non perde
Per freddo e caldo, e sempre se rinverde.

Poi che soccisa fu la pianta bella
E cadde a terra il trïomfale aloro,
Fuor del suo tronco sorse una donzella,
Che sopra al capo avia le chiome d'oro,
E gli occhi vivi a guisa de una stella;
Ma piangendo mostrava un gran martoro,
Con parole suave e con tal voce,
Che avria placato ogni animo feroce.

- Serai tanto crudel, - dicea - barone,
Che il mio mal te diletti e trista sorte?
Se qua me lasci in tal condizïone,
Le gambe mie seran radice intorte,
El busto tramutato in un troncone,
Le braccie istese in rami seran porte;
Questo viso fia scorza, e queste bionde
Chiome se tornaranno in foglie e in fronde.

Perché cotale è nostra fatasone,
Che trasformate a forza in verde pianta
Stiamo rinchiuse, insin che alcun barone
Per sua virtute a trarcene se avanta.
Tu m'hai or liberata de pregione,
Se la pietate tua serà cotanta,
Che me accompagni quivi alla rivera;
Se non, mia forma tornarà qual era. -

Il giovanetto pien di cortesia
Promesse a quella non la abandonare,
Sin che condotta in loco salvo sia.
La falsa dama con dolce parlare
Alla riviera del Riso se invia;
Né vi doveti già meravigliare
Se còlto fu Rugiero a questo ponto,
Ché il saggio e il paccio è da le dame gionto.