Come condotto fu sopra a la riva,
La vaga ninfa per la mano il prese,
E de lo animo usato al tutto il priva,
Sì che una voglia nel suo cuor se accese
De gettarsi nel fiume a l'acqua viva.
Né la donzella questo gli contese;
Ma seco, così a braccio, come istava,
Ne la chiara onda al fiume se gettava.

Là giù nel bel palazo de cristallo
Fôrno raccolti con molta letizia.
Orlando e Sacripante era in quel stallo
E molti altri baroni e gran milizia.
Le Naiàde con questi erano in ballo;
Ciuffali e tamburelli a gran divizia
Sonavano ivi, e in danze e giochi e canto
Se consumava il giorno tutto quanto.

Gradasso era rimaso alla boscaglia,
Né trova al suo passar strata o sentiero,
E sempre avanti il varco gli travaglia
Tra l'altre piante un frassino legiero.
Lui questo con la spata intorno taglia,
Subito uscitte al tronco un gran destriero;
Leardo ed arodato era il mantello:
Natura mai ne fece un così bello.

La briglia che egli ha in bocca è tutta d'oro,
E così adorno è 'l ricco guarnimento
Di pietre e perle, e vale un gran tesoro.
Gradasso non vi pone intendimento
Che per inganno è fatto quel lavoro;
Anci se accosta con molto ardimento
E dà di mano a quella briglia bella
Senza contrasto, e salta ne la sella.

Subito prese quel destriero un salto,
Né poscia in terra più se ebbe a callare;
Per l'aria via camina e monta ad alto,
Come tal volta un sogna di volare.
Battaglia non fu mai né alcuno assalto,
Qual potesse Gradasso ispaventare;
Ma in questo, vi confesso, ebbe paura,
Veggendose levato in tanta altura;

Perché ne l'aria cento passi o piue
L'avia portato quella bestia vana.
Il baron spesso riguardava in giue,
Ma a scender gli parea la scala strana.
Quando così bon pezzo andato fue
E ritrovosse sopra alla fiumana,
Cader si lascia la incantata bestia;
Nel fiume se atuffò senza molestia.

Così Gradasso al fondo se atuffoe,
E 'l gran caval natando a sommo venne,
Poi per la selva via si deleguoe
Sì ratto come avesse a' piè le penne.
Ma il cavallier, che a l'acqua si trovoe,
Subito un altro nel suo cor divenne;
Scordando tutte le passate cose,
Con le Naiàde a festeggiar se pose.

A suon de trombe quivi se trescava
Zoiosa danza, che di qua non se usa:
Nel contrapasso l'un l'altro baciava,
Né se potea tener la bocca chiusa.
A cotale atto se dimenticava
Ciascun se stesso; ed io faccio la scusa,
E credo che un bel baso a bocca aperta
Per la dolcezza ogni anima converta.

In cotal festa facevan dimora
Tutti e baroni in suoni e balli e canti;
Sol Brandimarte se affatica ancora,
Né per la selva può passare avanti,
Benché col brando de intorno lavora
Tagliando il bosco; e da diversi incanti
Era assalito, ed esso alcun non piglia,
Ché Fiordelisa sempre lo consiglia.

Lui tagliò de le piante più che vinte,
E de ciascuna uscia novo lavoro,
Or grandi occelli con penne depinte,
Or bei palagi, or monti de tesoro;
Ma queste cose rimasero estinte,
Ché Brandimarte ad alcuna di loro
Mai non se apiglia e dietro a sé le lassa,
E per la selva sino al fiume passa.