Come alla riva fu gionto il barone,
Divenne in faccia di color di rosa
E tutto se cangiò de opinïone
Per trabuccarse ne l'acqua amorosa;
E per gran forza de incantazïone
Non se amentava Orlando né altra cosa,
E gioso se gettava ad ogni guisa,
Se a ciò non reparava Fiordelisa.

Perché essa già composti avea per arte
Quattro cerchielli in forma di corona
Con fiori ed erbe acolte in strane parte,
Per liberar de incanti ogni persona;
E pose un de essi in capo a Brandimarte,
Quindi de ponto in ponto li ragiona
Lo ordine e il modo e il fatto tutto quanto
Per trare Orlando fuor di quello incanto.

Il franco cavalliero incontinente
Fa tutto ciò che la dama comanda;
Nel fiume se gettò tra quella gente,
Che danza e suona e canta in ogni banda.
Ma lui non era uscito di sua mente,
Come eron gli altri, per quella ghirlanda
Che Fiordelisa nel capo gli pose,
Fatta per arte de incantate rose.

Come fo gionto giù tra quella festa
Nel bel palagio de cristallo e de oro,
Un de' cerchielli al conte pose in testa,
E li altri a li altri duo senza dimoro.
Così la fatason fu manifesta
Subitamente a tutti quattro loro;
E le dame lasciarno e ogni diletto,
Uscendo fuor del fiume a lor dispetto.

Sì come zucche in su vennero a galla;
Prima de l'acqua sorsero e cimieri,
Poi l'elmo apparve e l'una e l'altra spalla,
Ed alla riva gionsero legieri.
Quindi, levati a guisa di farfalla
Che intorno al foco agira volentieri,
Sospesi fuôr da un vento in poco de ora,
Qual li soffiò di quella selva fuora.

Chi avesse chiesto a lor come andò il fatto,
Non l'avrebbon saputo racontare,
Come om che sogna e se sveglia di tratto,
Né può quel che sognava ramentare.
Eccoti avanti a lor ariva ratto
Un nano, e solo attende a speronare;
E, come presso e cavallier si vede,
- Segnor, - cridava - odeti per mercede!

Segnor, se amati la cavalleria,
Se adiffendeti il dritto e la iustizia,
Fati vendetta de una fellonia
Maggior del mondo e più strana nequizia. -
Disse Gradasso: - Per la fede mia!
Se io non temessi di qualche malizia
E de esser per incanto ritenuto,
Io te darebbi volentieri aiuto. -

Il nano allora sacramenta e giura
Che non è a questa impresa incantamento.
- Oh! - disse il conte, - e chi me ne assicura?
Tanto credetti già, che io me ne pento.
Lo augel ch'esce dal laccio, ha poi paura
De ogni fraschetta che se move al vento;
Ed io gabbato fui cotanto spesso,
Che, non che altrui, ma non credo a me stesso. -

Disse Rugier: - Non è solo un parere,
E ciascun loda la sua opinïone.
Direbbe altrui che fosser da temere
L'opre de' spirti e queste fatagione;
Ma se il bon cavallier fa el suo dovere
Non dee ritrarse per condizïone
Di cosa alcuna; ogni strana ventura
Provar se deve, e non aver paura.

Menami, o nano, e nel mare e nel foco,
E se per l'aria me mostri a volare,
Verrò teco a ogni impresa, in ogni loco:
Che io mi spaventi mai, non dubitare. -
Gradasso e 'l conte se arrossirno un poco
Odendo in cotal modo ragionare;
E Brandimarte al nano prese a dire:
- Camina avanti, ogniom ti vôl seguire. -