Il nano aveva un palafreno amblante:
Via se ne va per la campagna piana.
Dicea Gradasso verso il sir de Anglante:
- Se questa impresa fia sublime e strana,
E per sorte mi tocca il gire avante,
Io voglio adoperar tua Durindana,
Anci pur mia, però che il re Carlone
Me la promisse, essendo mio pregione. -

- Se lui te la promisse, e lui te attenda! -
Rispose il conte, in collera salito
- Ben parlo chiaro, e vo' che tu me intenda,
Che non è cavallier cotanto ardito,
Dal qual mia spata ben non mi diffenda;
E se a te piace mo questo partito
Di guadagnarla in battaglia per forza,
Eccola qua: ma guàrdati la scorza. -

Così dicendo avea già tratto il brando,
A cui piastra né usbergo non ripara;
Gradasso d'altra parte fulminando
Trasse del fodro la sua simitara.
Araldo non vi è qua che faccia il bando,
Né re che doni il campo chiuso a sbara;
Ma senza cerimonie e tante ciacare
Ben se azufarno, e senza trombe e gnacare.

E cominciano il gioco con tal fretta,
Con tanta furia e con tanta ruina,
Che l'una botta l'altra non aspetta;
De intorno al capo l'elmo gli tintina,
E ciascun colpo fuoco e fiama getta.
Come sfavilla un ferro alla fucina,
Come chiocca le fronde alla tempesta,
Cotal l'un l'altro mena e mai non resta.

Menò a due mano il conte un colpo crudo,
Con tal furor che par che il mondo cada;
Gradasso il vidde e riparò col scudo,
Ma non giova riparo a quella spada:
La targa e usbergo in fino al petto nudo
Convien che 'n pezzi a la campagna vada,
E la gorzera e parte del camaglio
Ne portò seco a terra de un sol taglio.

Quando il re franco del colpo se avvide,
Mena a due mano e il fren frangendo rode;
Sino alla carne ogni arma li divide,
E 'l gran rimbombo assai de intorno se ode.
Dice Gradasso, e tutta fiata ride:
- Se ben ti rado, fàcciati bon prode!
In questa volta più non te ne toglio,
Perché a mio senno il pel non è ancor moglio. -

Diceva il conte: - Che bufonchie, che?
Prima che quindi te possi dividere,
Tante te ne darò che guai a te,
E insegnarotti in altro modo a ridere. -
Rispose a lui Gradasso: - Per mia fè!
Se omo del mondo me avesse a conquidere,
Esser potrebbe che fusti colui;
Ma in verità né te stimo né altrui.

Quando un tuo pare avessi alla centura,
Non restarei di correre a mia posta.
Se pur te piace, prova tua ventura:
Vieni oltra, vieni, e a tuo piacer te accosta. -
Orlando se avampò fuor di misura,
Dicendo: - Poco lo avantar ti costa;
Ma tra fatti e parole è differenzia,
Del che vedremo presto esperïenzia. -

Tuttavia parla e mena Durindana,
Ad ambe mano un gran colpo gli lassa;
Manda il cimiero a pezzi in terra piana,
E 'l copo col torchion tutto fraccassa.
Risuonò l'elmo come una campana,
E il re chinò giù il viso a terra bassa;
Di sangue ha il naso e la bocca vermiglia,
Perse una staffa e abandonò la briglia.

Ma non perciò perdette la baldanza
Quel re superbo, e divenne più fiero;
Parea di foco in faccia alla sembianza.
Mena a duo mani e gionse nel cimiero
Con tanto orgoglio e con tanta possanza,
Che il coppo e il torchio manda nel sentiero.
Risuonò l'elmo, ed accerta Turpino
Che un miglio o più se odette in quel confino.