E fu per trabuccar de lo arcion fuore
Il franco conte a quel colpo diverso;
La sembianza proprio ha d'un om che more,
E piedi ha fuor di staffe e 'l freno ha perso.
Fuggendo via ne 'l porta il corridore
Per la campagna, a dritto ed a traverso,
E 'l re Gradasso il segue con la alfana,
Per darli morte e tuorli Durindana.
Pur ne la istoria il ver se convien dire:
A suo dispetto li dava de piglio;
Ma Brandimarte non puote soffrire
Vedere Orlando posto in tal periglio,
Onde correndo se 'l pose a seguire.
Voltò Gradasso il viso, alciando il ciglio,
E disse: - Anco tu vai cercando noglia?
Io ne ho per tutti; venga chi ne ha voglia. -
Ma in questo Orlando se fu risentito,
E ver Gradasso vien col brando in mano.
Rugiero allora, el giovane fiorito,
Fra lor se pose con parlare umano,
Cercando de accordargli ogni partito;
E similmente ancor faceva il nano
Pregando per pietate e per mercede
Che vadano alla impresa che lui chiede.
E tanto seppon confortare e dire,
Che tra lor fu la zuffa raquetata;
Ma ben la compagnia voglion partire,
E ciascadun ha sua strata pigliata.
Gradasso con Rugier presero a gire
Ove il nano una torre ha dimostrata;
E Brandimarte e il conte paladino
Verso Parigi presero il camino.
Quel che Rugier facesse e il re Gradasso,
Vi fia poi racontato in altra parte,
Perché al presente a dir di lor vi lasso,
E seguo come il conte e Brandimarte
Vennero in Francia caminando a passo,
Con Fiordelisa, maestra in tutte l'arte;
E una mattina, al cominciar del giorno,
Vidder Parigi, che ha lo assedio intorno.
Perché Agramante, come io vi contai,
Sconfitto avendo in campo Carlo Mano
E morta e presa di sua gente assai,
Se era atendato a cerco per quel piano.
Tanta ciurmaglia non se vidde mai
Quanta adunata avea quello africano;
Ben sette leghe il campo intorno tiene,
Che valle e monti e le campagne ha piene.
Quei de la terra stavano in diffese,
E notte e giorno attendono alle mura,
Ché sol de' paladin vi era il Danese,
Che a far beltresche e riparar procura.
Ma quando il conte mirando comprese
Cotal sconfita e tal disaventura
Sì gran cordoglio prese e dolor tanto,
Che for de gli occhi li scoppiava il pianto.
- Chi se confida in questa vita frale -
Diceva lui - e in questo mondo vano,
Lasci gli alti pensieri e chiuda l'ale,
Prendendo esempio dal re Carlo Mano,
Che sì vittorïoso e trïonfale
Facea tremar ciascun presso e lontano;
Or l'ha del tutto la fortuna privo
In un momento, e forse non è vivo. -
Ma, mentre che dicea queste parole,
Nel campo si levò sì gran romore,
Che par che il cel risuoni insino al sole,
E sempre il crido cresce e vien maggiore.
Or, bella gente, certo assai mi dole
Non poter mo chiarir tutto il tenore;
Ma apresso il contarò ne l'altra stanza,
Ché in questo canto abbiam detto a bastanza.
Canto ottavo