Dio doni zoia ad ogni inamorato,
Ad ogni cavallier doni vittoria,
A' principi e baroni onore e stato,
E chiunque ama virtù, cresca di gloria:
Sia pace ed abundanzia in ogni lato!
Ma a voi, che intorno odeti questa istoria,
Conceda il re del cel senza tardare
Ciò che sapriti a bocca dimandare.
Donevi la ventura per il freno,
E da voi scacci ogni fortuna ria;
Ogni vostro desio conceda a pieno,
Senno, beltade, robba e gagliardia,
Quanto è vostro voler, né più né meno,
Sì come per bontate e cortesia
Ciascun di voi ad ascoltare è pronto
La bella istoria che cantando io conto.
La qual lasciai, se vi racorda, quando
Sorse il gran crido al campo de' Pagani,
Talabalachi e timpani suonando,
Corni di brongio ed instrumenti istrani,
Alor che Brandimarte e il conte Orlando,
Gionti ne' poggi e riguardando e piani,
Vider cotanta gente e tante schiere
Che un bosco par di lancie e di bandiere.
Perché sappiati il fatto tutto quanto,
L'ordine è dato a ponto per quel giorno
Di combatter Parigi in ogni canto,
E lo assalto ordinato intorno intorno.
De li Africani ogni om se dà più vanto,
L'un più che l'altro se dimostra adorno;
Chi promette a Macone, e chi lo giura,
Passar de un salto sopra a quella mura.
Scale con rote e torre aveano assai,
Che se movean tirate per ingegno.
Più nove cose non se vidder mai:
Gatti tessuti a vimine e di legno,
Baltresche di cor' cotto ed arcolai,
Ch'erano a rimirare un strano ordegno,
Qual con romor se chiude e se disserra,
E pietre e foco tra' dentro alla terra.
Da l'altra parte il nobile Danese,
Che fatto è capitan per lo imperiere,
Fa gran ripari ed ordina in diffese
Saettamenti e mangani e petriere.
Con gli occhi suoi veder vôl lui palese,
Ché con li altrui non guarda volentiere,
E sassi e travi e solfo e piombo e foco
Per torre e merli assetta in ciascun loco.
Sopra a ogni cosa egli ordina e procura
La gente armata a piede ed a cavallo;
Mo qua mo là scorrendo per le mura,
Non pone a l'ordinar tempo o intervallo.
Già se odeno e Pagani alla pianura
Con tamburacci e corni di metallo,
Sonando sifonie, gnacare e trombe,
Che l'aria trema e par che 'l cel rimbombe.
O re del celo! O Vergine serena!
Che era a veder la misera citate!
Già non mi credo che il demonio apena
Se rallegrasse a tanta crudeltate.
De strida e pianti è quella terra piena:
Piccoli infanti e dame scapigliate
E vecchi e infermi e gente di tal sorte
Battonsi il viso, a Dio chiedendo morte.
Di qua di là correa ciascuno a guaccio,
Pallidi e rossi, e timidi è li arditi;
Triste le moglie con figlioli in braccio,
Sempre piangendo, pregano e mariti
Che le diffendan da cotanto impaccio;
E disperate a li ultimi partiti,
Caccian da sé la feminil paura,
Ed acqua e pietre portano alle mura.
Suonano a l'arme tutte le campane;
De cridi e trombe è sì grande il rumore,
Che nol potrian contar le voce umane.
Va per la terra Carlo imperatore:
Ogni omo il segue, alcun non vi rimane,
Che non voglia morir col suo segnore;
E lui qua questo e là quell'altro manda,
Provede intorno ed ordina ogni banda.