Lo esercito pagano è già vicino,
Che intorno se distende a schiera a schiera:
Alla porta San Celso è il re Sobrino
Con Bucifar, il re de la Algazera;
E Baliverzo, il falso saracino,
Là dove entra di Senna la riviera
Se sforza entrar con sua gente perversa;
E seco è il re de Arzila e quel de Fersa.
A San Dionigi il re di Nasamona
Col re de la Zumara era accostato:
E il re di Cetta e quel di Tremisona
Combatteno alla porta del mercato;
L'aria fremisce e la terra risona,
Ché la battaglia è intorno ad ogni lato,
E foco e ferri e pietre con gran fretta
Da l'una parte a l'altra se saetta.
Non sorse più giamai furor cotale
Tra Cristïani e gente saracina:
Ciascun tanto più fa quanto più vale.
Giù vengon travi e solforo e calcina,
E se sentiva un fraccassar di scale,
Un suon de arme spezzate, una roina,
E fumo e polve, e tenebroso velo,
Come caduto il sol fosse dal celo.
Ma non per tanto par che satisfaccia
La gran diffesa contra a quei felloni.
Come la mosca torna a chi la scaccia,
O la vespe aticciata, o i calavroni:
Cotal parea la maledetta raccia,
Da' merli trabuccata e da' torroni,
Che dirupando al fondo giù ne viene;
Già son de morti quelle fosse piene.
Onde era fatto su per l'acqua un ponte,
Orribile a vedere e sanguinoso.
Quivi era Mandricardo e Rodamonte,
Ciascun più di salir voluntaroso;
Ni Feraguto, quella ardita fronte,
Né il re Agramante si stava ocïoso:
L'un più che l'altro di montar se afreza
Tra frizze e dardi, e sua vita non preza.
Orlando, che attendeva il caso rio,
Quasi era nella mente sbigotito;
Forte piangendo se acomanda a Dio,
Né sa pigliare apena alcun partito.
- Che deggio fare, o Brandimarte mio, -
Diceva lui - che il re Carlo è perito?
Perso è Parigi ormai! Che più far deggio,
Che ruïnato in foco e fiama il veggio?
Ogni soccorso, al mio parer, si è tardo:
Su per le mura già sono e Pagani. -
Brandimarte dicea: - Se ben vi guardo,
Là se combatte, e sono anco alle mani.
Deh lasciami callar, ché nel core ardo
Di fare un tal fraccasso in questi cani,
Che, se Parigi aiuto non aspetta,
Non fia disfatta almen senza vendetta! -
Orlando alle parole non rispose,
Ma con gran fretta chiuse la visiera,
E Brandimarte a seguitar se pose,
Che vien correndo giù per la costiera.
Fiordelisa la dama se nascose
In un boschetto a canto alla riviera,
E quei duo cavallier menando vampo
Passarno il fiume e gionsero nel campo.
Ciascun di lor fu presto cognosciuto:
Sua insegna avea scoperta e suo penone.
- Arme! arme! - se cridava - aiuto! aiuto! -
Ma già son gionti al mastro pavaglione,
Che era di scorta assai ben proveduto.
Il re Marsilio vi era e Falsirone,
Molta sua gente e re de altri paesi,
Per far la guardia a' nostri che son presi.
Come sapeti, il nobile Olivieri
Quivi è legato e il bon re di Bertagna,
Ricardo e 'l conte Gano da Pontieri,
E 'l re lombardo e molti de Alemagna.
Or qua son gionti e franchi cavallieri:
Ben dir vi so che alcun non se sparagna.
Chi se diffende, e chi fugge, e chi resta:
Tutti li mena al paro una tempesta.