Ed Olivieri, il franco combattente,
Mostra ben quel che egli era per espresso;
Alla sua gesta il cavallier non mente,
Ché il re Grifaldo insino al petto ha fesso.
In questo tempo Orlando se risente;
Stato gli è sempre Brigliadoro apresso,
Tanto era savio, quella bestia bona!
Sta col suo conte e mai non lo abandona.
Onde salito è subito a destriero,
Esce del fosso la anima sicura.
Quando quei dentro videro il quartiero,
Levase il crido intorno a quelle mura.
Fu reportato insino allo imperiero
Come apparito è Orlando alla pianura,
E che scampati sono e Cristïani
Da' Saracini, e son seco alle mani.
Non domandati se lo imperatore
Di tal novella zoia e festa prese;
A tutti quanti sfavillava il core,
Brama ciascun de uscire alle contese.
Aperta fu la porta a gran furore,
E salta fuori armato il bon Danese,
E Guido de Borgogna è seco in sella,
Duodo de Antona e Ivone de Bordella.
Avanti a tutti è il figlio de Pipino,
Ché non vôl restar dentro il re gagliardo;
Solo in Parigi rimase Turpino,
Per aver della terra bon riguardo.
Or torniamo al Danese paladino,
Che sopra al ponte scontra Mandricardo,
Qual, come io dissi su, poco davante,
Là combatteva, e seco era Agramante.
Correndo viene Ogier con l'asta grossa,
E gionse Mandricardo, che era a piede;
Gettar se 'l crede de urto nella fossa,
Ma quello è ben altro om che lui non crede.
Fermosse il saracin con tanta possa,
Che al scontro della lancia già non cede;
Via passava Rondello a corso pieno,
Ma quel pagan gli dà di man a freno.
Ed Agramante, che era lì da lato,
Se sforza scavalcarlo a sua possancia;
Ma Carlo Mano, che ivi era arivato,
Percosse il re Agramante con la lancia
Trabuccandolo a terra riversato,
E passolli il destrier sopra la pancia.
Or qua la zuffa grossa se rinova,
Ché ogniom se affronta e vôl vincer la prova.
Raportato era già di voce in voce
Come abattuto se trova Agramante,
Onde ciascun se aduna in quella foce:
Lo un più che l'altro vôl ficcarse avante.
Quivi è Grandonio, il saracin feroce,
E seco è Feraguto e Balugante;
Ma sopra tutti Mandricardo è quello
Che fa diffesa e mena gran flagello.
Sol fu quel lui che Agramante riscosse
Per sua prodezza e 'l trasse di travaglia.
Oh quanti morti andarno in quelle fosse,
Perché era sopra al ponte la battaglia,
E l'acque dentro diventorno rosse
Per tanto sangue che la vista abaglia;
Re Carlo, Ogieri e li altri tutti insieme
Adosso a quei pagan con furia preme.
E già cacciati for gli avea del ponte:
Pur tra le sbarre ancor se contrastava;
Ecco alle spalle de' Pagani il conte
E Brandimarte, che lo seguitava,
Con l'altre gente vigorose e pronte.
Or la baruffa terribile e brava
Qua se radoppia, e tanto dispietata
Che simigliante mai non fu contata.
Però che Rodamonte, quello altiero,
Sempre ha seguìto Orlando alla spiegata;
Più non si tien né strata né sentiero,
Tutta la zuffa è in sé ramescolata;
Né adoperarse ormai facea mestiero:
Tanto è la gente stretta ed adunata,
Che Rodamonte solo e solo Orlando
Fan piazza larga quanto è lungo il brando.