Di for se allegra quella gente fiera,
E stanno al re Gradasso tutti intorno.
Lui sta nel mezzo con superba ciera,
Per prender la citade al novo giorno;
Per allegrezza perdonò a l'Alfrera.
Or condutti e pregion davanti fôrno:
Come Gradasso vide Carlo Mano,
Seco lo assetta e prendelo per mano.
Ed a lui disse: - Savio imperatore,
Ciascun segnor gentil e valoroso
La gloria cerca e pascese de onore.
Chi attende a far ricchezze, o aver riposo,
Senza mostrare in prima il suo valore,
Merta del regno al tutto esser deposo.
Io, che in Levante mi potea possare,
Sono in Ponente per fama acquistare.
Non certamente per acquistar Franza,
Né Spagna, né Alamagna, né Ungaria:
Lo effetto ne farà testimonianza.
A me basta mia antiqua segnoria;
Equale a me non voglio di possanza.
Adunque ascolta la sentenzia mia:
Un giorno integro tu con toi baroni
Voglio che in campo me siati prigioni;
Poi ne potrai a tua cità tornare,
Ché io non voglio in tuo stato por la mano,
Ma con tal patto: che me abbi a mandare
Il destrier del segnor di Montealbano;
Ché de ragione io l'ebbi ad acquistare,
Abenché me gabasse quel villano.
E simil voglio, come torni Orlando,
Che in Sericana mi mandi il suo brando. -
Re Carlo dice de darli Baiardo,
E che del brando farà suo potere;
Ma il re Gradasso il prega senza tardo
Che mandi a tuorlo, ché lo vuol vedere.
Così ne viene a Parigi Ricardo;
Ma come Astolfo questo ebbe a sapere
(Lui del governo ha pigliato il bastone),
Prende Ricardo e mettelo in pregione.
Di fuor del campo manda uno araldo
A disfidar Gradasso e la sua gente;
E se lui dice aver preso Ranaldo,
O ver cacciato, o morto, che il ne mente,
E disdir lo farà come ribaldo;
Che Carlo ha a fare in quel destrier nïente.
Ma se lo vôle, esso il venga acquistare;
Doman su il campo ge l'avrò a menare.
Gradasso domandava a re Carlone
Chi fosse questo Astolfo e di che sorte.
Carlo gli dice sua condizïone,
Ed è turbato ne l'animo forte.
Gano dicea: - Segnor, egli è un buffone,
Che dà diletto a tutta nostra corte;
Non guardare a suo dir, né star per esso
Che non ci attendi quel che ci hai promesso. -
Dicea Gradasso a lui: - Tu dici bene,
Ma non creder però per quel ben dire
Di andarne tu, se Baiardo non viene.
Sia chi si vôle, egli è de molto ardire.
Voi seti qui tutti presi con pene,
E lui vôl meco a battaglia venire.
Or se ne venga, e sia pur bon guerrero,
Ch'io son contento; ma mena il destriero.
Ma s'io guadagno per forza il ronzone,
Io pur far posso de voi il mio volere,
Né son tenuto alla condizïone,
Se non m'aveti il patto ad ottenere. -
O quanto era turbato il re Carlone!
Ché, dove il crede libertade avere,
E stato, e robba, ed ogni suo barone,
Perde ogni cosa; e un paccio ne è cagione.
Astolfo, come prima apparve il giorno,
Baiardo ha tutto a pardi copertato;
Di grosse perle ha l'elmo al cerchio adorno
Guarnito, e d'ôr la spada al manco lato.
E tante ricche petre aveva intorno,
Che a un re de tutto il mondo avria bastato:
Il scudo è d'oro; e su la coscia avia
La lancia d'ôr, che fu de l'Argalia.